L’arte spiegata ai bambini: alcuni suggerimenti (e qualche buon libro)

arte spiegata ai bambini
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Dopo millenni di civiltà, infinite invenzioni, scoperte e rivelazioni, il genere umano continua a portarsi appresso un bagaglio di quesiti irrisolti e potenzialmente irrisolvibili che, proprio in virtù della loro enigmaticità, ci conferiscono davvero un piccolo posticino privilegiato nell’economia del cosmo.

Senza scomodare la Morte in persona, il nostro destino individuale e collettivo sul pianeta Terra e la volontà di misurarci con problemi etici conditi da lettere maiuscole, esiste infatti un nutrito novero di domande alle quali nessuno di noi sa realmente rispondere.

Un posto privilegiato nel folto gruppo di enigmi senza fine riguarda sicuramente la natura dell’arte e la sua capacità di manifestarsi in tutta la sua folgorante intuizione di fronte ai nostri occhi.

Cos’è davvero l’arte? Cosa distingue un’opera d’arte da uno scarabocchio? Chi si può definire davvero artista?

Provate ora a raffrontare un’opera di Mirò con uno dei simpatici pastrocchi appena realizzati da vostro figlio e cercate di comparare il senso estetico delle due creazioni.

mirò arte bambini

Molto probabilmente, la componente figurativa è assente in entrambi i lavori; i tratti sembrano seguire una dimensione meramente istintuale; i soggetti raffigurati risultano del tutto irriconoscibili e i colori si snodano sul foglio (o sulla tela) senza logica alcuna.

Qual è dunque il meccanismo mentale che ci porta a definire il quadro di Mirò come un’opera d’arte a tutti gli effetti e lo scarabocchio di nostro figlio una “simpatica schifezza fatta col cuore”?

Sarà forse l’intenzione a distinguere l’arte dall’improvvisazione?

Definiamo, cioè, Mirò “artista” perché riconosciamo nelle sue opere una componente intenzionale che precede l’opera e sappiamo che il pittore spagnolo voleva esprimere su carta l’universo dei suoi sogni?

Oppure è il consenso universale a definire l’arte e riteniamo Mirò un artista perché il resto del mondo lo considera tale e noi non possiamo esimerci dal concordare con gli esperti e con i critici?

E se fosse invece la tecnica a definire un’opera d’arte, persino quando resta inespressa?

Tutti noi sappiamo infatti che Mirò avrebbe agevolmente potuto disegnare figure perfette, se solo lo avesse voluto, e che il suo districarsi tra linee apparentemente prive di senso è frutto di una rinuncia al versante figurativo ben precisa.

arte bambini

Se assumiamo una di queste ipotesi per vera, tuttavia, dovremmo convenire che è arte tutto ciò che viene prodotto in base ad una spinta poetica ben precisa; ciò che che gli altri definiscono arte e ciò che viene prodotto da un individuo dotato di tecnica, a prescindere dall’esito finale.

E invece no, l’arte non è nessuna di queste tre cose ed è, forse, tutte e tre le cose insieme.

Non esiste un reale criterio per valutare l’arte, se non quello legato ad un’emozione condivisa con il genere umano.

Un quadro di Mirò entusiasma buona parte delle persone presenti sul pianeta Terra, lo scarabocchio di nostro figlio entusiasma solo noi: per questo il primo è un’opera d’arte e il secondo no, a prescindere dalla nostra capacità di racchiudere il termine in una definizione precisa.

In fondo, Estetica significa proprio questo: è la disciplina che studia la capacità dell’essere umano di provare sensazioni di fronte a tutto ciò che smuove i nostri sentimenti.

 

L’arte e i bambini

Il mio discorso di poc’anzi non era ovviamente finalizzato a farvi sorgere ulteriori dubbi esistenziali circa la natura dell’arte o a fornirvi risposte (che non esistono) a domande insolvibili, ma a cercare di farvi comprendere la prospettiva di un bambino quando gli parliamo di arte.

Perché mai un bimbo di sei anni che ha appena imparato a disegnare un volto dovrebbe entusiasmarsi di fronte ad un’opera cubista o astratta?

Forse perché noi gli diciamo che Mirò, Picasso e Kandinsky sono artisti e loro devono accettare la cosa per decreto metodologico?

Sicuramente no, il nostro ruolo di genitori ed educatori nei confronti dell’arte non è quello di tramandare una serie di nozioni da accettare acriticamente, ma quello di portare i bambini ad immedesimarsi con quell’universo emotivo e poetico che è riuscito a trovare uno sbocco solo attraverso la forma e il colore.

Spiegare l’arte ai bambini non significa riempirli di nozioni, portarli in un museo (con tanto di cravatta ed “evve” moscia d’ordinanza) o obblligarli a far parte di un pensiero comune che non possono ancora afferrare, ma cercare di trasferire loro una serie di sensazioni e sentimenti che troveranno, essi stessi, ben radicata nel loro animo.

van gogh arte bambini

Quando decidete di parlare di arte ai bambini provate a mettere i piccoli davanti ad un quadro, a chiedere loro cosa vedono nella tela, a quali odori associano quei colori e a quali suoni fa pensare l’opera, di modo di porre i loro cinque sensi a contatto con la fantasia, lungo un processo che necessita necessariamente di un coinvolgimento emotivo per sfondare le barriere della vista.

Quando il bambino si sarà immerso fino in fondo nel quadro, allora potrete intervenire con la componente razionale per spiegargli cosa voleva rappresentare ed esprimere l’artista nel momento in cui ha deciso di dar vita alla sua creazione.

La riflessione sull’arte nasce sempre e necessariamente a posteriori rispetto alla componente emotiva e altrimenti non potrebbe essere, soprattutto nel momento stesso in cui decidiamo di parlare di arte a dei bambini, inclini per loro natura a farsi guidare da una componente istintuale più accentuata.

Spiegare l’arte ai bambini significa proprio, in definitiva, cercare di portare i più piccoli all’interno di un universo emotivo condiviso da tutto il genere umano, tenendo ben presenti i loro limiti cognitivi e facendo tesoro della loro elevata sensibilità.

L’unico criterio stabile per far comprendere l’arte ai bambini è proprio quello legato ai sentimenti e alla capacità di perdersi in un quadro e, in quest’ottica, il lavoro partorito nei secoli dalla cosiddetta critica d’arte potrebbe risultare fuorviante, se non addirittura controproducente.

La critica d’arte definisce e anticipa, infatti, ciò che è moda, non ciò è che arte, perché i critici rincorrono ciò che è spendibile sul mercato in questo preciso momento (o nell’immediato futuro), in quanto “nuovo”, ma il “nuovo” non è e non sarà mai un criterio per stabilire ciò che arte.

Ciò che è “nuovo”, casomai, aggiunge valore se si traduce in innovazione, ma non altera minimamente il senso della nostra ricerca artistica, che è e sarà sempre finalizzata a produrre emozioni condivise e, al tempo stesso, destinate a restare inespresse, senza quel sacro fuoco che accende la miccia dell’anima.

L’arte insegue la bellezza (persino nell’accezione più distorta del termine), la moda insegue la novità: l’arte sopravvive ai mille cambi di gusti e opinioni della critica, la moda nasce e muore proprio in funzione della critica; un quadro di Munch era bello quando i critici del tempo ci sputavano sopra ed è bello ora che i critici di oggi lo incensano, perché l’arte se ne frega della sua stessa critica.

Chi è dunque l’artista?

Se l’arte è dunque un complesso di emozioni in grado di far vibrare le corde del genere umano, a prescindere dalla sua collocazione sul mercato, chi è dunque colui (o colei) che riesce a dar forma a tutto quanto risulterebbe del tutto inespresso?

In un mondo in cui “essere artisti” è diventata quasi una professione (un po’ come “fare i creativi”, del resto), la figura dell’artista ha assunto contorni da macchietta, quasi come se bastasse adottare uno stile di vita un po’ eccentrico per essere davvero artisti.

Se chiudete gli occhi e provate a riconnettere la vostra immaginazione con la parola “artista”, prenderà forma davanti a voi l’immagine sgranata di un uomo (o di una donna) tormentato, dedito all’alcool, vestito in modo appariscente, “perdigiorno” e vagamente misantropo.

spiegare arte bambini

Dimenticatevi tutto questo, nel momento in cui decidete di parlare di arte ai vostri figli: essere un artista non ha nulla a che vedere con il modo in cui ci si veste, con la musica che si ascolta, con la professione che si esercita, con la dedizione all’alcool o con l’astemia: essere artisti vuol dire liberare la fantasia verso luoghi che gli altri non possono vedere e rimanere, al contempo, impigliati da quella stessa fantasia, quando il volo è finito.

Citando il professor Zecchi (che, a sua volta, citava Baudelaire): “possiamo essere artisti anche con le nostre scarpe di vernice”, perché l’artista, in fondo, è definito proprio dalle ali della sua fantasia e non dal fatto di indossare una “divisa da artista” o un completino che lo faccia notare in mezzo ad una folla grigia.

Proprio come l’albatro di Baudelaire, l’artista è il re del cielo della sua creazione, ma è, al contempo, costretto ad inciampare mentre cammina a terra, perché le sue immense ali gli ostacolano la marcia.

Quando vostro figlio vi chiederà di spiegargli chi è un artista, fategli capire che l’artista è molto più simile ad un bambino che vola felice nel mondo dei suoi giochi, riscoprendosi poi “piccolo e indifeso” in mezzo ai discorsi degli adulti, che non ad un noioso dandy da talk show.

 

Libri per bambini sull’arte

Se siete pazientemente arrivati fino a qui e avete cercato di seguire il filo del discorso, avrete rapidamente intuito quanto, anche questa volta, la letteratura per l’infanzia giochi un ruolo cruciale nel nostro percorso.

Oltre ad offrire validi esempi di artisti ed opere d’arte in grado di stimolare la fantasia dei più piccoli, i libri per bambini sull’arte riescono spesso a far sorgere quelle piccole riflessioni che seguono all’immedesimazione del piccolo in un’opera d’arte.

In quest’ottica, un buon libro per bambini sull’arte è quello che, senza troppe parole e senza troppe spiegazioni, riesce a fare afferrare al giovane lettore il senso della spinta poetica che aveva prodotto le opere, portandolo a vedere il mondo con gli occhi dell’artista.

Oppure, il libro che riesce a mostrare la natura dell’arte e dell’artista in rapporto ai suoi sogni e al suo essere umano, astraendone la figura dalla sua specifica opera.

Per quanto la nicchia possa apparire piuttosto limitata, esistono in realtà numerosi titoli (monografici e non) che colgono perfettamente nel segno e che appassionano davvero i bambini, senza il rischio di risultare troppo didascalici o, al contrario, generici.

Quando decidete di acquistare un libro sull’arte per vostro figlio, cercate dunque di stabilire da dove volete iniziare a parlargli di arte (dal vostro pittore preferito, da una corrente, da un quadro, dalla figura dell’artista), andate a caccia del prodotto editoriale che fa al caso vostro e assicuratevi che la componente emotiva sia predominante rispetto alla sua storicizzazione, onde evitare di trasformare la lettura in una noiosa lezione para-scolastica.

L’immagine prima di tutto, dunque, anche a scapito di cenni biografici e storici che il bambino potrebbe non cogliere in tutta la loro intrinseca complessità.

Le vicende umane di Van Gogh, ad esempio, possono risultare assolutamente interessanti anche agli occhi di un bambino di sei o sette anni, ma solo a patto che il piccolo sia già entrato in sintonia con il furore estetico dell’opera dell’artista olandese e che ne abbia accolto dentro di sé lo spirito.

L’obiettivo, ripeto, è quello di portare i bambini ad emozionarsi di fronte alla vista di un quadro e non quello di trasferire loro una serie di nozioni e cenni storici del tutto irrilevanti in relazione all’età del lettore.

Poco importa che vostro figlio riesca a storicizzare l’uomo Van Gogh, se il bambino risulta incapace di osservare i suoi quadri con un carico di meraviglia sensoriale e poco importa, dunque, proporre una lezioncina laddove il sentimento non è ancora sbocciato in tutto il suo ardore.

Di seguito, vi proporrò una brevissima carrellata di libri sull’arte per bambini che ho trovato piuttosto adatti a raggiungere l’obiettivo, cercando di spaziare attraverso le numerose tematiche in cui andremo ad imbatterci quando decideremo di portare un po’ di arte della vita dei nostri figli.

 

Libri per bambini sull’arte, alcuni esempi 

Ricordando che la breve lista che intendo proporvi ha mero valore esemplicativo e che non mira ad essere una sorta di enciclopedia dell’arte per bambini, ecco dunque alcuni titoli che ho trovato molto azzeccati.

 

1) Il sogno di Matteo di Leo Lionni

matteo arte bambiniNessun libro al mondo riesce a tratteggiare un quadro così vivido dell’amore per l’arte e della figura dell’artista: Il sogno di Matteo è l’essenza stessa dell’arte spiegata ai bambini.

La storia di un topolino che insegue il suo sogno di diventare artista per portare bellezza laddove c’è solo grigio e povertà è forse l’allegoria perfetta per spiegare ai bambini il valore salvifico dell’arte e di quei medesimi sogni senza i quali l’arte resterebbe solo una parola da quattro lettere e molte cifre.

Matteo vuole diventare artista perché sogna l’arte, perché ama l’arte e perché è intimamente convinto che la bellezza produca moralità e arricchimento interiore.

Se Lionni era riuscito a tratteggiare un’immagine vividissima della poesia in “Federico”, qui compie un miracolo narrativo analogo, declinando sulla pittura il suo universo emotivo, popolato da infiniti sogni e da un’eterna fanciullezza.

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2) Il punto 

il punto bambiniOpera piuttosto ironica e azzeccata, il punto non è un libro d’arte, ma un libro che fa riflettere sull’arte in modo giocondo, facendo comprendere ai piccoli lettori come i criteri per definire ciò che è arte risultano, inevitabilmente labili, variabili e soggettivi.

L’insignificante puntino autografato che dà vita ad un afflato artistico inarrestabile è qui una piccola metafora di quanto le cose possano assumere significati emotivi differenti a seconda di come le osserviamo e della loro specifica collocazione.

Versione moderna del celebre orinatoio di Duchamp, Il punto trasforma l’arte in qualcosa di astratto, che risulta alla portata di tutti, purché si decida di impiegare quel pizzico di fantasia che da sola ci rende davvero artisti.

 

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3)Che sorpresa Paul Klee!

klee bambiniNe ho parlato di recente, ma mi sento in dovere di sottolineare di nuovo quanto 

Che sorpresa Paul Klee risulta un testo azzeccatissimo per parlare di arte ai bambini, non perché abbia chissà quale smisurata passione per l’artista svizzero, ma perché il testo è davvero perfetto.

Andando a coniugare la dimensione visiva con una spiegazione che coglie sempre l’essenziale, Che sorpresa Paul Klee chiarisce infatti, in poche pagine, il senso ultimo dell’arte, portando il piccolo lettore ad emozionarsi di fronte all’opera di Klee e chiarendo, al contempo, il valore di quella spinta poetica che aveva generato i quadri.

 

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4) Pop al pomodoro

pop al pomodoroColoratissimo, divertentissimo e veramente fantasioso, Pop al pomodoro mira apertamente su una componente ludica per fare appassionare i bambini all’arte, facendo leva sulla capacità di giocare con le immagini.

Ovviamente incentrato su Wahrol e sulla pop art, il libro consta di poche e semplici pagine che mostrano al bambino come l’ordinario possa diventare arte al variare delle forme e dei contesti.

Nel corso del testo, il piccolo ritrova icone a lui più o meno familiari (Superman su tutti) in una veste completamente nuova, che spinge il bambino ad interrogarsi sul nostro reale rapporto con l’immagine e con il suo utilizzo, commerciale o artistico che sia.

Ben scritto e finemente illustrato, Pop al pomodoro è un ottimo punto di partenza per mostrare la reale assenza di confini dell’arte e per riconnettere, lungo un filo immaginario, fantasia, ironia ed icona.

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5) Con gli occhi di Mirò

mirò arte bambini libroAvendo preso Mirò come punto di partenza della nostra piccola riflessione sull’arte, non potevo esimermi da citare la piccola monografia per bambini composta da Paola Franceschini.

Molto simile a Che sorpresa Paul Klee in merito a struttura, narrazione e personaggi ricorrenti, il libro inizia spiegando al bambino come Mirò partisse da una semplice macchia informe per dar vita ad interi universi ed estetici, per poi seguire il percorso della crescita interiore e artistica del pittore-scultore.

Più dettagliato da un punto di vista storiografico rispetto al libro su Klee (in pochi conoscono, forse, l’ammirazione di Mirò per Gaudì), Con gli occhi di Mirò intreccia la vita dell’artista con la sua opera, trovando il fulcro della narrazione in una serie di parallelismi, spesso fantasiosi ma davvero ben riusciti.

Mirò, a mio avviso, rappresenta proprio l’artista più “bambino” e naif del ‘900 e uno dei pochi ad aver trasformato davvero il concetto di arte stesso (durante la guerra, Mirò dichiarava di voler “assassinare” l’arte), senza che, tuttavia l’amore per l’arte venisse mai davvero meno.

 

6) Giochi d’arte di Tullet

giochi arteQuando parliamo di arte ai bambini, non dimentichiamoci mai che l’arte è innanzitutto un gioco ai loro occhi (e, in un certo senso, dovrebbe esserlo anche a quello degli adulti) e che l’espressione ludica di sentimenti è cruciale nel processo creativo, a prescindere dagli esiti finali.

Ideato dal genio di Tullet (l’autore di “Un libro”, per intenderci), Giochi d’arte non è altro che un (non) libro che guida la fantasia del bambino, liberandola al contempo da schemi preconcetti e forme iconografiche salde.

Ideale punto di partenza nel processo di decostruzione che precede l’immedesimazione emotiva in un’opera d’arte, Giochi d’arte invita il bambino a seguire il flusso sensoriale dei colori, a perdersi nelle linee, a comporre forme, per poi distruggerle e lasciarle mutare in altre forme ancora.

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Termino qui la mia breve rassegna sui libri d’arte per bambini, congratulandomi con me stessa per essere riuscita a non citare Tatarkiewicz (Oddio, l’ho fatto!) e ripromettendomi di entrare nel dettaglio con ulteriori monografie, riflessioni e libri a tema.

Come premesso, la mia intenzione non è quella di trasformare questo in un portale di estetica, ma di far comprendere come l’arte debba trovare un posticino nel percorso di crescita ed emotiva del bambino; magari un posticino lontano dai Talk shows, dai giovani (e meno giovani!) ordinariamente eccentrici, dagli outfit costruiti a tavolino per apparire “naif”, dalla critica d’arte, dalle gallerie con la “evve” moscia e da tutte quelle considerazioni che pervertono e snaturano le ali della fantasia.

 

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Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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