Che rabbia! Storia di mostri, emozioni e funeste conseguenze

Che rabbia!
Condividi:

Quando ho scritto il mio post sulle storie incentrate sulle emozioni, ho volutamente incluso nel novero Che rabbia!, in barba ad una pluralità di critiche (spesso assurde), perché ritengo il breve testo della d’Allancé alla stregua di un mirabile compendio di didattica applicata alla letteratura per l’infanzia.

Se tutte le storie sulle emozioni che avevo analizzato miravano infatti a far comprendere al bambino come quel fluire impetuoso di passioni che sgorgava dal suo petto non fosse altro che una componente di sé inalienabile, con la quale avrebbe dovuto imparare a convivere per il resto dei suoi giorni, Che rabbia! vira esattamente nella direzione opposta.

Che rabbia libroA differenza della maggior parte delle opere dedicate alla gestione delle emozioni, Che rabbia! presenta l’ira come qualcosa di avulso dalla vera natura del bambino e come un mostro da ridurre e rinchiudere in un metaforico Vaso di Pandora, impiegando una strategia profondamente differente per raggiungere il medesimo scopo.

L’obiettivo di Che Rabbia! resta, cioè, in linea con tutti gli altri prodotti editoriali presenti sul mercato dall’alba dei tempi (il libro è rivolto a far capire ai bambini come la rabbia conduca a comportamenti anti-sociali e deleteri), solo che lo stratagemma narrativo si basa su una materializzazione della rabbia stessa che, dapprima “possiede” il bimbo del libro, per poi assumere sembianze ben definite e vivere al di fuori di lui.

Ora, tralasciando tutte le critiche espresse nel corso degli anni da un ristretto novero di psicologi e pedagoghi, il punto è: come vogliamo connotare l’universo delle emozioni ai nostri figli?

Dato che le emozioni, rabbia compresa, rappresentano un qualcosa di astratto e poco definibile per loro stessa natura, entrambe le strade risultano a mio avviso percorribili, purché si decida da subito di mantenere una linea univoca di condotta.

Mi spiego meglio: se ritenete che il modo migliore per aiutare i vostri figli a gestire la rabbia sia quello di presentare l’emozione in questione alla stregua di un demone che si impossessa di adulti e piccini, non vedo quale sia il problema, a patto che non si cerchi di tornare sui nostri passi troppo presto.

In fondo, quanti di noi si sentono “come posseduti” da un’entità aliena quando perdono il controllo di sé e quanti di noi vorrebbero riuscire davvero a reprimere le pulsioni che ci portano ad agire in contrasto con i nostri principi morali e con le regole di condotta normalmente accettate.

Che rabbia libro per bambini

Anche noi adulti imputiamo spesso la genesi dell’ira ad un’entità aliena (nel senso di altro da noi) e chiamiamo in ballo, per giustificarci, il contesto sociale, le cattive compagnie, l’eccesso di stress (anch’esso ha assunto negli ultimi anni una sorta di ruolo giustificatore nei confronti di tutto), il Diavolo o le Tentazioni, ritenendo in cuor nostro che, tutta quell’ira espressa non possa essere frutto della nostra vera natura.

Guardando la questione da una prospettiva assoluta e ontologica, il punto di vista è probabilmente errato, dato che solo noi siamo realmente responsabili delle nostre azioni e che nessuno cessa mai di essere davvero sé stesso, nemmeno sotto gli effetti della rabbia, ma qui non stiamo scrivendo un trattato di filosofia, per cui il “giusto” e lo “sbagliato” a livello ontologico non ci importano più di tanto.

Dato che il fine dei libri didattici è quello di educare i piccoli, la questione riguarda, appunto, la possibilità di aiutare a crescere i nostri bimbi in tutta serenità, anche sfruttando artifici letterari o semplici spauracchi privi di valore assoluto.

Rendendomi conto di essere andata un po’ oltre, vittima di un impulso alla scrittura che mia ha “posseduto” con la stessa veemenza con cui la rabbia possiede un treenne, mi fermo un attimo per delineare le caratteristiche di Che rabbia! e poi torno rapidamente sulla questione che ci sta a cuore.

 

Che rabbia! Quando i sentimenti si impossessano di noi

Che rabbia! narra le gesta di un comunissimo bambino alle prese con la classica giornata “no”, iniziata con i rimproveri genitoriali, dovuti alle impronte lasciate sul pavimento pulito, e proseguita con un terribile piatto di spinaci servito per cena.

Sentendosi vittima di una sorta di complotto planetario, il piccolo Roberto fugge a rinchiudersi in camera, su invito del papà, dove cade vittima di uno strano fenomeno, volutamente allegorico, che lo porta a rigurgitare un impalpabile mostro rosso.

libro che rabbia

Non appena uscita dal corpo del bimbo, la Cosa (la rabbia non viene mai nominata, fatta eccezione per il titolo) comincia a proporre al bimbo di sfogarsi attraverso piccoli atti vandalici, volti a distruggere tutti gli oggetti presenti nella cameretta.

Dapprima favorevole alla proposta della Cosa, Roberto perde rapidamente il controllo della creatura da lui stesso generata (un po’ come un novello Apprendista Stregone) e si accorge che ora il mostro sta prendendo di mira tutto quello che gli sta davvero a cuore, libri e giocattoli preferiti inclusi.

libro per bambini che rabbia!

Solo dopo che la rabbia di Roberto ha danneggiato tutto, il piccolo tenta di riprendere il controllo perduto e rimpicciolisce la Cosa, andando a toglierle l’importanza che le aveva dato e annullandola progressivamente.

Quando la rabbia è ormai ridotta, Roberto la rinchiude in una scatolina, apre la porta della sua stanza e chiede a suo papà se è avanzato un po’ di dolce per lui, finalmente calmo e con il sorriso sul volto.

 

Perché Che rabbia! resta un’ottima lettura

Come premesso, le interminabili diatribe filosofiche sulla natura aliena della rabbia e sulla necessità di rinchiuderla in un luogo invisibile (la scatola) non tolgono più di tanto il valore ad un’opera comunque pregevole e meritevole di lettura.

L’opera di Mireille Allancè deve la sua popolarità al fatto di riuscire davvero a raggiungere lo scopo prefisso e alla capacità di mostrare in modo chiaro quello che, una volta spogliato delle sue connotazioni ontologiche (che noi stessi abbiamo contribuito a creare), vuole trasmettere.

Artifici letterari ed espedienti legati all’annullamento della rabbia a parte, Che rabbia! mira infatti a mostrare l’esistenza di un percorso emotivo netto, che procede dalla perdita di controllo e termina con l’immancabile rimorso.

Più che filosofeggiare sulla natura dell’animo umano, l’autrice francese vuole esattamente questo, a mio avviso: mostrare come il pentimento sia il necessario contraltare della rabbia e invitare così i bambini a riflettere un attimo, prima di dare libero sfogo alla loro collera.

Con la piena consapevolezza di compiere una lieve deviazione dal percorso emotivo che ci eravamo prefissi, il libro andrebbe proprio letto in quest’ottica e impiegato per far comprendere ai più piccoli come le azioni guidate dalle rabbia siano destinate ad infrangersi contro un muro di rimorsi e pentimenti.

Una volta spostati accenti e significati dalla nostra mini-diatriba iniziale, invito dunque alla piena lettura di Che rabbia!; opera forse non del tutto “ontologically correct” (ho dovuto coniare un neologismo per rendere l’idea, chiedo scusa), ma sicuramente in grado di far riflettere davvero i bambini sulle loro azioni e sulle loro emozioni.

- 15%
Che rabbia! Ediz. illustrata
  • Mireille Allancé
  • Babalibri
  • Copertina flessibile: 24 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
Altri articoli che potrebbero interessarti
Libri pop up per bambini
Libri pop up per bambini, come orientarsi? Guida alla scelta
Il cantiere da toccare
Il cantiere da toccare, alla scoperta della casa con i bambini!