Il Grinch, il mostro che rubò il Natale. Recensione

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Talmente celebre da essere ormai entrato a pieno titolo nell’immaginario natalizio e nel linguaggio comune, Il Grinch rappresenta un autentico capolavoro della letteratura per l’infanzia, in virtù della sua capacità di creare un universo morale archetipico, dotato della stessa forza espressiva che connota la favola classica.

Poche opere riescono infatti a delineare un complesso di disvalori e vizi al pari de Il Grinch e pochi libri per bambini sono riusciti nell’intento di tratteggiare con cura, quasi maniacale, i contorni di un “cattivo” talmente vivido da risultare quasi credibile oltre, la sua grottesca caratterizzazione.

Ideato nel 1957 da Dr.Seuss e subito diventato un classico della letteratura dell’infanzia, Il Grinch è infatti una di quelle opere uniche che cela, sotto le spoglie natalizie, un’autentica parabola morale incentrata sull’invidia, sulla prepotenza e sul triste valore di quell’antico motto, “mal comune, mezzo gaudio”, al quale tendiamo troppo spesso ad aderire quasi di nascosto.

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A differenza di altri “mostri e “cattivi”, ideati per spaventare e ammonire i bambini, il Grinch non è infatti mosso da istinto predatorio, dalla volontà di una bieca ricompensa o da sete di vendetta, ma da quell’orrenda invidia che nasce nel vedere la felicità altrui manifestarsi in tutto il suo splendore.

Dal momento che il Grinch odia il Natale, il solo vedere gli altrui festeggiamenti suscita nell’orrenda creatura una sorta di rancore, che si pone come movente per la distruzione della festività e di quel complesso di icone che procura gioia in tutti coloro che amano la lieta festività.

A differenza di Scrooge, il Grinch non odia il Natale per motivi utilitaristici o perché lo reputa uno spreco di tempo e risorse, ma detesta la festa proprio perché la felicità altrui, di fronte a qualcosa che  reputa sgradevole, lo turba in un modo profondo e del tutto insostenibile.

Purtroppo, per quanto provvisto di attributi mostruosamente estremi, il Grinch è spesso uno specchio fedele del nostro sentire comune e di quello di molti bambini, volenterosi di rovinare tutto ciò che non capiscono e che non suscita entusiasmo in loro.

Accade spesso che un bambino molto piccolo, escluso da un gioco o incapace di comprendere le regole di una determinata attività ludica, inizi a provare una sorta di rancore verso quella medesima attività che rende felici gli altri (ma non lui), fino ad arrivare al punto di cercare di impedirne lo svolgimento.

Se tutti noi siamo portati a snobbare o a provare diffidenza verso ciò che non capiamo, la pulsione distruttiva si trova logicamente amplificata nei bambini, per loro natura portati a guardare al mondo esterno secondo logiche accentrative che pongono il loro “io” al centro della scena.

Il Grinch non è dunque solo uno dei migliori racconti natalizi mai scritti, ma è anche il pretesto per invitare il bambino a guardare oltre la cortina dell’invidia e del rancore, spingendolo a cercare di capire a fondo tutto ciò che odia e a tollerare le diversità di gusti e inclinazioni.

La scelta di ambientare la vicenda durante la vigilia di Natale risulta, in questo senso, funzionale ad una piena identificazione del bambino con la “parte lesa” della storia, dato che, agli occhi dei bimbi, il Natale è una ricorrenza talmente sacra e ambita da non poter venire profanata nemmeno in una finzione letteraria.

Facendo comprendere al bimbo il dolore che proverebbe nel vedersi sottratto il Natale, il bambino riuscirà facilmente ad empatizzare con tutti coloro verso i quali mostra immotivato rancore e a percorrere, infine, lo stesso percorso morale che porta il Grinch a cambiare idea e a comprendere i propri errori di valutazione.

Il Grinch, storia di troppo rancore e di poca comprensione

All’interno di un minuscolo fiocco di neve si cela, come per magia, un intero microcosmo, denominato Chi-non-so, che vive in perenne attesa del Natale e che aspetta solo la ricorrenza per poter allegramente celebrare l’Avvento.

Nel minuscolo paesino, dimora tuttavia anche un individuo dai tratti mostruosi, denominato il Grinch, che del Natale non ne vuole proprio saperne e che ha sviluppato, nel corso degli anni, una sorta di odio atavico nei confronti della festa.

Le ragioni di tanto astio sono ignote al narratore, che ipotizza un’erronea misure delle scarpe o, in alternativa, del suo stesso cuore alla base di tanto disprezzo verso l’altrui felicità.

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Se, fino a quel giorno, il Grinch si era limitato ad esprimere il suo rancore in forma innocua e passiva, nel corso di una vigilia di Natale il mostro decide di passare all’azione e di provare a “rubare” la festa agli abitanti di Chi-non-so, di modo che nessuno possa essere più davvero felice.

La sola idea di dover nuovamente essere ancora spettatore di lieti quadretti umani, che prevedono bambini intenti a giocare, tavole addobbate e campane che suonano allegramente, risulta infatti ormai intollerabile agli occhi del Grinch, che teme addirittura di cadere vittima di un malanno in caso il Natale si presenti, come di consueto, senza intoppi.

Ed è così che il Grinch elabora il suo diabolico piano e si confeziona un vestito da Babbo Natale con l’intento di trarre in inganno i suoi concittadini, proprio nel corso della notte in cui risultano essere più speranzosi e vulnerabili.

Dopo essersi travestito ed aver impiegato il suo povero cane Max a mo’ di renna improvvisata, Il Grinch discende così verso il centro del paese, si infila nel comignolo della prima casa che incontra e inizia a fare razzia di tutti gli addobbi di Natale e dell’occorrente per il pranzo.

Proprio quando il Grinch sta per andarsene, incontra una bimba, di nome Cindy ChiLou, che si era alzata per bere e che rimane ora attonita di fronte alla presenza dello sconosciuto, domandandosi se si tratti del vero Babbo Natale.

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Il Grinch riesce a cavarsi di impaccio, fingendo di essere venuto a sistemare una lampadina e distrae così la bimba, al punto di completare la sua razzia e di riuscire ad andarsene indenne con la sua slitta carica di doni.

Dopo aver raccolto il maggior bottino possibile e aver meditato di gettarlo nell’immondezzaio locale, il Grinch si apposta in ascolto delle reazioni di fronte al furto operato nel corso della notte.

Con grande delusione, si accorge che i suoi concittadini sono contenti anche senza doni e lustrini e realizza di aver fallito nella sua impresa, dato che rubare il Natale è impossibile e che la presenza di manifestazioni esteriori non altera l’autentico spirito della festa.

A questo punto, il Grinch viene colpito da una sorta di rivelazione-conversione dal sapore mistico e decide di restituire tutto quanto aveva rubato nel corso della notte della Vigilia, proponendosi addirittura di affettare il rostacchino rituale in casa della piccola ChiLou.

Il Grinch, un classico di Natale imprescindibile

Nonostante il tardivo approdo nel nostro Paese (la storia del Dr. Seuss è stata tradotta in Italia per la prima volta solo nel 2000), il Grinch è ormai diventato un classico della nostra tradizione natalizia e una lettura dalla quale risulta difficile prescindere quando decidiamo di votarci in direzione di libri sul Natale per bambini.

Superbamente scritto in rima ed ottimamente tradotto, in tutte le sue varianti letterarie, il testo rappresenta infatti quasi l’archetipo di una sensibilità comune a tutto il mondo dell’infanzia, al pari delle opere di Dickens e delle antiche leggende che ammantano la notte dell’Avvento.

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Proprio la capacità di trasferire un superbo balletto morale, che vede vizio e virtù sfidarsi apertamente, all’interno di uno scenario natalizio è riuscita a conferire alla storia la stessa forza emotiva della fiaba e lo stesso valore didascalico della favola, conferendo all’albo quella patina di sacralità che ammanta le composizioni destinate a imperitura fortuna.

Da leggersi in previsione dell’Avvento, magari abbinando l’ascolto della storia ad un riflessione sul suo autentico significato, Il Grinch rappresenterà senza dubbio il piatto forte letterario del Natale, gustoso quasi come quel rostacchino al quale nemmeno i mostri riescono a resistere.

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Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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