Il topino che non aveva paura: una splendida storia sulla relatività delle emozioni

Il topino che non aveva paura
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Ultima fatica della saga dedicata da Petr Horaceck al piccolo roditore con guanti e calzini, Il topino che non aveva paura rappresenta sicuramente una delle novità più originali e azzeccate dell’intera stagione letteraria.

Non appena mi sono imbattuta in questo libro e ho sfogliato le prime pagine (prima di comprarlo), ho infatti subito capito che il geniale autore di Praga era riuscito a riprendere i cliché legati al mondo emotivo dei bambini e a dare loro un senso tutto nuovo e assolutamente imprevisto.

Il topino che non aveva paura non è infatti la “solita” storia incentrata sul percorso emotivo che inizia con un terrore irrazionale e si conclude con il suo superamento, per merito della componente razionale che entra in gioco, ma una splendida avventura in grado di aprire mondi interi ai piccoli lettori e di portarli a confrontarsi con una sorta di relativismo conoscitivo.

il topino che non aveva paura

Più che far riflettere i bambini sul concetto di paura, Il topino che non aveva paura porta infatti i giovani lettori a confrontarsi con una realtà sfaccettata, in cui il punto di osservazione individuale cessa di coincidere con una scala di valori assoluta e in cui il mondo cambia aspetto a seconda di come lo si guarda e soprattutto di chi lo guarda.

Prima di chiarire a fondo le ragioni che spingono Il topino che non aveva paura ad essere un’opera adatta a chiunque voglia insegnare la tolleranza e il rispetto altrui ai propri figli, conviene forse addentrarsi un po’ nella esilarante trama della storia per chiarire un attimo quello che ho in mente.

 

Il topino che non aveva paura: la struttura dell’opera

Ultima fatica letteraria di Petr Horacek (già reso celebre per le sue avventure illustrate di Topino), Il topino che non aveva paura è una divertente storia, adatta a partire dai 3 anni, che abbina un ottimo ritmo narrativo a momenti assolutamente comici e spiazzanti.

La storia prende il via con Topino che, una bella mattina, decide di lasciare la sua “comfort zone” per effettuare una lunga esplorazione all’interno del bosco che si erge il prossimità della campagna.

Prima che Topino parta, il suo amico coniglio lo avverte dei pericoli che il piccolo roditore potrebbe incontrare, dato che nel bosco si celano sicuramente numerose minacce, rappresentate da grossi animali spaventosi in agguato.

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Incurante delle raccomandazioni e sicuro del fatto suo, Topino decide di partire comunque, ricordando al suo amico come le sue piccole dimensioni non debbano necessariamente coincidere con un’indole timorosa e con un senso di sgomento costante.

Ecco dunque che Topino, dopo aver giocato sui funghi velenosi, si imbatte dapprima in un grande lupo spaventoso, poi in un enorme orso e infine in un gigantesco alce, senza restarne tuttavia turbato e mantenendosi sempre fedele ai propositi iniziali.

Nel corso di tutti e tre gli spaventosi incontri Topino si mostra infatti amichevole nei confronti dei grossi predatori, invitandoli a giocare lui, senza per altro ottenere mai risposta.

La storia cambia drasticamente quando Topino si imbatte in una casetta di legno, decide di intrufolarvisi e resta traumatizzato dall’incontro con un piccolo gattino morbido, provvisto di simpatico fiocchetto rosso intorno al collo.

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Proprio l’incontro con il gattino produce ne “Il topino che non aveva paura” un rapido ribaltamento di orizzonti, dato che, questa volta, è il micio ad invitare il topino a giocare, spingendolo ad una rapida fuga a gambe levate.

Dopo aver superato, nel suo viaggio di ritorno, i medesimi “pericoli” che aveva incontrato all’andata (ricordate “A caccia dell’orso”?), Topino riesce ad uscire dal bosco e a tornare dai suoi amici.

Interrogato da Coniglio sulle ragioni del suo rapido ritorno, Topino asserisce che i grandi animale spaventosi non gli fanno alcuna paura, ma quelli piccoli e morbidi invece sì!

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Perché devi leggere Il topino che non aveva paura ai bambini?

Come premesso, le ragioni per acquistare e leggere Il topino che non aveva paura sono molte e di molteplice natura, dato che la stupenda opera racchiude in poche pagine una pluralità di tematiche, spesso ignota ai bambini molto piccoli e assolutamente in grado di farli riflettere, divertendosi.

Tralasciando il discorso sullo stile illustrativo di Horaceck che io adoro alla follia (soprattutto quando alterna il colore al bianco e nero), Il topino che non aveva paura è infatti un simpatico viaggio di formazione che abbina il gusto per una narrazione avventurosa con espedienti morali, abilmente inseriti nel testo.

Se, inizialmente, il lettore più esperto (mi riferisco a mamma e papà!) individuerà in Topino una sorta di Titano, volenteroso di andare oltre i suoi limiti e di piegare l’universo naturale alla sua sfera emotiva, il ribaltamento finale sposta un po’ l’orizzonte della vicenda dalle aspettative iniziali.

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Il topino che non aveva paura è infatti sicuramente una parabola sull’eccessiva sicurezza in sé stessi e sulla spavalderia portata alle estreme conseguenze, ma non solo: la breve storia porta infatti il bambino (soprattutto se molto piccolo) a confrontarsi con un’idea che non lo aveva mai accarezzato prima e a capire che ciò che gli fa paura non è necessariamente spaventoso in senso assoluto.

Posto davanti ad un finale che pare un paradosso (chi mai potrebbe avere paura dei piccoli animali morbidi?), il bambino capisce infatti quanto le cose non siano generalmente innocue o spaventose in senso assoluto, ma lo diventano in base alla nostra natura di osservatori.

Interiorizzare l’idea che un micetto possa essere, al tempo stesso, una fonte infinita di coccole e un pericolo mortale (per un topo, si intende) aiuta il bambino ad interrogarsi sulla natura delle cose e a cercare di comprendere anche il punto di vista dei suoi coetanei, senza cercarle di deriderlo o bollarlo come assurdo.

Lo splendido libro rappresenta infatti un ottimo movente per spiegare ai nostri figli come ognuno di noi abbia dei punti deboli, non necessariamente destinati a coincidere, e come il rispetto per il prossimo nasca dalla comprensione delle altrui paure e da quella relatività emotiva che rende il mondo un posto vario e meraviglioso.

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Il topino che non aveva paura. Ediz. a colori
  • Petr Horácek
  • Gribaudo
  • Copertina rigida: 26 pagine

Il topino che non aveva paura, una storia divertente da non perdere

Sicuramente una delle più belle novità in libreria (e una di quelle meglio illustrate!), Il topino che non aveva paura è una storia davvero divertente, adatta a numerose chiavi di lettura e numerose interpretazioni.

Sia che si impieghi il libro per introdurre ai bambini concetti (solo in apparenza) più grandi di loro, sia che si decida di leggere Il topino che non aveva paura per il semplice piacere di farlo, l’ultima fatica di Horacek è difficilmente destinata a deludere giovani lettori e genitori.

In questo bellissimo libro, infatti, il substrato morale e didattico della vicenda è talmente ben celato nella trama da rendere la lettura agevole, a prescindere dall’impiego che si desidera fare del libro e dal suo utilizzo individuale, dato che, in fondo, anche le finalità della lettura sono estremamente relative e, proprio per questo, meravigliose.

Un saluto, Sara 😉

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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