Guida agli illustratori per bambini e ai loro stili

Illustratori per bambini
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Ho scelto di dedicare un post interamente agli illustratori per bambini perché, oltre gli specifici messaggi veicolati dagli albi, quello che interessa davvero al lettore è che un libro per l’infanzia sia innanzitutto bello e godibile.

Il duro lavoro svolto dagli illustratori per bambini consiste proprio in un’infinita ricerca di bellezza, talmente fulgida e splendente da spingere i bambini ad interessarsi alle trame e ai messaggi presenti in ogni singolo libro.

Esattamente come i grandi artisti figurativi (e non) del passato, agli illustratori per bambini spetta il duro compito di distillare una componente emotiva insita nell’animo umano per trasferirla su un foglio e, esattamente come i grandi artisti del passato, gli illustratori per bambini possono venire suddivisi per categorie (a grandi linee, si intende), in base alle scelte pittoriche e al linguaggio visivo impiegato.

Se provate a pensare ad un’opera qualunque di Kandinsky, Goya, Munch o Picasso noterete immediatamente che le infinite differenze presenti nella raffigurazione di soggetti simili dipendono, non dalla maestria o dalla bravura dei sopracitati geni, ma da scelte stilistiche ben precise, attraverso le quali i pittori hanno voluto mettere in risalto una o più componenti emotive per porre l’accento sul significante della loro opera.

Prendendo ad esempio proprio Munch, si conviene immediatamente sul fatto che l’apparente deformità della figura umana non sia dovuta al fatto che l’artista norvegese  “non fosse capace” di dipingere un uomo o una donna, ma che la messa in risalto di determinati attributi fisici risultasse funzionale alla trasmissione di un preciso messaggio emotivo, legato all’angoscia esistenziale o all’ansia dell’adolescenza.

Urlo di Munch

Con le debite differenze, anche l’universo degli illustratori per bambini si compone di un’infinità di stili che vanno via via assumendo caratteristiche nette in relazione al messaggio da tramandarsi, all’incedere della trama e all’età di riferimento dei giovani lettori.

In caso ci accingessimo a dare vita ad un albo incentrato sulla difficoltà di contenere la rabbia durante i primi anni della scuola di infanzia, la tipologia di immagini, l’uso del colore e le scelte stilistiche dovrebbero quindi trovarsi profondamente differenti da quelle impiegate, ad esempio, per dar vita ad un libro finalizzato all’addormentamento dei bambini di due anni.

La maestria dei grandi illustratori per bambini consiste proprio nel saper scegliere canoni espressivi in linea con il messaggio morale o didattico della loro opera, di modo da riuscire a palesare i loro intenti anche agli occhi di coloro che non sanno ancora leggere e che non conoscono la componente scritta dell’albo.

Logicamente, come nel mondo dell’arte visiva, esiste un ampio numero di eccellenze che è riuscito a definire uno stile talmente personale da diventare quasi iconico e da rendere immediatamente riconoscibili le proprie illustrazioni già dopo un primo sguardo.

Oltre alla bellezza e alla genialità delle loro storie, tutti noi consideriamo Leo Lionni, Benji Davies, Beatrice Alemagna o Nicoletta Costa alla stregua di grandi artisti, per la loro capacità di dare vita ad un complesso linguaggio per immagini che si adatta alla perfezione alle esigenze narrative della singola storia e che sopravvive, in qualità di firma, anche al termine della storia stessa.

Illustratori per bambini

Chiunque possieda un minimo di dimestichezza con i libri per l’infanzia, impara quasi subito a riconoscere lo stile degli illustratori per bambini, con la stessa naturalezza con cui riconoscerebbe un fraseggio di Keith Richards o un’inquadratura di David Lynch, e sviluppa da subito una sorta di preferenze per determinate scelte stilistiche, che lo porteranno ad affezionarsi ad alcuni libri proprio in virtù della loro unicità grafica.

In questo breve articolo passerò dapprima in rassegna le tecniche illustrative in senso generale, per poi fermarmi su una rassegna di autori che sono riusciti a ritagliarsi un posto d’onore nel Pantheon degli illustratori per bambini grazie alla loro capacità di reinterpretare in veste unica gli standards tradizionali.

 

I linguaggi visivi delle opere illustrate per l’infanzia

Come premesso, la scelta di un determinato stile illustrativo dipende, oltre che da specifiche preferenze personali, dal messaggio che l’opera intende veicolare e dall’età del pubblico a cui il libro è destinato.

Combinati in un’infinità di varianti, questi due fattori hanno dato origine ad una serie di scuole illustrative che risultano, in parte, quasi sovrapponibili alle grandi correnti artistiche che hanno definito il corso dell’ultimo secolo e mezzo.

Già da un primo sguardo, si può infatti comprendere se un albo abbia un’impronta di tipo “espressionista”, se porti in dote la pacatezza dell’impressionismo, se cerchi di raffigurare la realtà secondo canoni realistici, se si voti in direzione di un chiaro simbolismo, oppure se prenda in prestito gli archetipi del fumetto con l’intento di rendere la narrazione più dinamica e avvincente.

Premetto che la mia intenzione non è quella di dividere il mondo degli illustratori per l’infanzia secondo categorie fisse (in genere, non amo molto le categorizzazioni), ma di chiarire le ragioni che portano un autore a prediligere tinte sfumate di pastello, piuttosto che gamme cromatiche molto nette e marcate.

Da un punto di vista generale, ad esempio,  un libro che vuole trasmettere un senso di pacata leggerezza (si pensi a L’albero dei ricordi) si voterà in direzione di un impiego del colore molto “soft”, mentre uno che intende mettere in risalto distinzioni emotive nette (Che Rabbia!) prediligerà figure chiare e colori marcati.

libro che rabbia

Dato che la casistica sarebbe quasi infinita, cercherò di passare in rassegna un piccolo numero di illustratori per bambini unanimemente ritenuti alla stregua di Maestri e di spiegare, per ognuno di essi, perché l’universo figurativo risulta perfettamente compenetrato alla dimensione narrativa ed emotiva delle loro opere.

 

I grandi illustratori per bambini e il loro confondibili stile

Chiedendo subito scusa a tutti quei grandissimi illustratori per bambini che si troveranno esclusi dalla seguente lista (per trattarli tutti mi occorrerebbero migliaia di pagine e mesi di tempo), la seguente rassegna mira a fornire una panoramica il più esaustiva possibile sull’universo dei grandi illustratori per l’infanzia e a porsi, al tempo stesso, come una sorta di mio personalissimo tributo verso autori ai quali mi sento piuttosto affezionata.

 

Nicoletta Costa foto1) Nicoletta Costa

Autrice e disegnatrice specializzata per la primissima infanzia (anche se ha prodotto decine di opere differenti), Nicoletta Costa è il parametro vivente per tutti coloro che tentano di avvicinarsi in punta di piedi ad un mondo in cui l’immagine rappresenta il fulcro emotivo della realtà.

Pochi autori hanno saputo parlare a bambini piccolissimi con la stessa immediatezza e dolcezza di Nicoletta Costa e pochi sono stati davvero in grado di operare scelte stilistiche tanto azzeccate da diventare icone imperiture.

La grandezza di Nicoletta Costa risiede nella sua capacità di semplificare le figure fino al limite della stilizzazione, senza per questo renderle meno vive e meno vibranti, grazie ad una sorta di distillato emotivo dei suoi personaggi.

Nicoletta Costa

I coniglietti o le nuvole che popolano l’universo immaginario della Costa risultano cioè delle palesi semplificazioni dei loro corrispettivi reali, ma al tempo stesso riescono ad acquisire caratteristiche visive che li rendono quasi animati, a dispetto dei pochi tratti che compongono la loro sagoma.

Tutto questo fa sì che il bambino venga pervaso da un senso di tenerezza infinita nel momento stesso in cui si accosta a figure dal fortissimo potere evocativo immenso, reso possibile proprio a partire da una sorta di stilizzazione consapevole.

Nicoletta Costa illustratrice

Se le figure di Nicoletta Costa trasmettono simpatia, dolcezza e senso di quiete in modo immediato, lo si deve proprio alla capacità della celebre illustratrice di trasfigurare le immagini in modo semplice, senza mai, nemmeno per un istante scadere nel banale.

 

Leo Lionni foto2) Leo Lionni

Autore di storie profondamente simboliche ed evocative, Leo Lionni ha trovato la sua dimensione illustrativa all’interno di un universo personalissimo, nel quale immagini fantastiche fanno da sfondo a personaggi simbolici e astratti.

Poeta della natura umana, liberata da forzature e sovrastrutture, Lionni coglie l’essenziale anche su piano puramente visivo, abbandonando la pretesa del realismo e palesando immediatamente la natura fortemente simbolica dei suoi personaggi.

Federico, Pezzettino, Guizzino o il Camaleonte di “Un colore tutto mio” racchiudono in sé la potenza espressiva del simbolo e la capacità di tenere legato l’universale e il particolare in pochi tratti di pennello, cogliendo appieno l’essenza dei personaggi narrati.

Leo Lionni

Per queste ragioni, lo stile di Lionni vira spesso in direzione di un astrattismo accennato (si Pensi a Piccolo Blu e Piccolo Giallo), dato che a lui interessava spogliare il messaggio tramandato da ogni distrazione e adattare il tratto pittorico alla potenza espressiva della narrazione.

Pur variando spesso modalità e accenti della sua produzione, Leo Lionni è senza dubbio uno dei più grandi illustratori per bambini di sempre, proprio in virtù della sua capacità di definire l’indefinibile attraverso il colore e la labili forme dei suoi geniali personaggi, sempre sospesi tra sogno e realtà e, proprio per questo, molto sfumati.

Leo Lionni illustratore

Memore della sua giovanile esperienza futurista, Lionni dipinge spesso figure dinamiche, mai statiche o realistiche e percorre sempre una strada emotiva in grado di far vibrare i suoi libri, anche ad anni di distanza dalla loro prima ideazione.

 

Beatrice Alemagna3) Beatrice Alemagna

Avete presente Otto Dix e la pittura della “nuova oggettività”, tipica degli anni della Repubblica di Weimar?

Beh, a me Beatrice Alemagna ricorda molto da vicino quelle medesime ansie pittoriche e quel desiderio di originalità che si incarnò in opere splendide, anche se spesso dimenticate dalle maglie accademiche della grande critica ufficiale.

Cantrice della diversità e nemica di ogni illusorio ideale di perfezione, Beatrice Alemagna riesce a conferire alle sue figure quel medesimo slancio, quasi caricaturale, che deride beffardamente gli aneliti a criteri morali ed estetici fissi e assoluti.

Le figure di Beatrice Alemagna sono volutamente imperfette e volutamente “diverse”, perché il suo universo semantico rifugge la bellezza, intesa non come fine ultimo del libro, ma come parametro illusorio al quale il mondo vuole conformarsi.

Beatrice Alemagna illustratrice

Le opere dell’Alemagna chiedono ai bambini di immedesimarsi con personaggi che non sono palesemente “belli” dal punto di vista estetico, ma che risplendono di una luce interiore di ordine superiore e che vivono in perenne dicotomia tra imperfezione e amore per l’auto-accettazione.

Tralasciando I Cinque Malfatti, in cui la poetica dell’autrice è esplicita e palese, tutta la galleria di personaggi illustrati dalla Alemagna porta in dote tratti volutamente grossolani ed abbozzati e sono proprio quei tratti insicuri lo specchio di un’insicurezza interiore, destinata a sciogliersi in un rinnovato amore per sé stessi e per la propria condizione, come accade magnificamente ne “Il meraviglioso cicciapelliccia“.

Beatrice Alemagna illustratrice per bambini

Apprezzata e celebrata ormai ad ogni latitudine, Beatrice Alemagna è una dei pochissimi illustratori per bambini ad aver definito e creato un nuovo concetto di bellezza, esattamente come Otto Dix mirava a definire la realtà attraverso una sua rappresentazione tutt’altro che fedele o oggettiva.

 

Eric Carle4) Eric Carle

Autentico genio della sperimentazione, Eric Carle ha saputo inventare un linguaggio illustrativo sospeso tra l’astrattismo e il surrealismo, dando vita ad opere composte da collages e a libri che sembrano fluire su strati e dimensioni differenti.

Creatore di universi bizzarri e spesso difficili da interpretare ad un primo sguardo, Carle ha rivoluzionato il concetto stesso di illustrazione per l’infanzia, andando a creare mondi onirici dove il confine tra sogno e realtà è spesso poco nitido, anche a livello narrativo.

Se Eric Carle fosse un grande artista del passato, sarebbe probabilmente Kandisky, in virtù non solo della capacità di creare mondi astratti (seppur con referenti concreti), ma anche di un impiego del colore che crea e trasforma le forme, anziché adattarvisi supinamente.

Eric Carle illustratore

Reso celebre in tutto il mondo dal successo de Il Piccolo bruco Maisazio, Carle riserva tuttavia la sua maggior componente sperimentali ad opere “minori”, come Papà mi prendi la luna per favore?” nelle quali riversa tecniche pittoriche e illustrative che trasportano la narrazione della vicenda quasi su un piano subalterno.

Tutto da esplorare e tutto da scoprire, l’artista americano è talmente poliedrico da suscitare ondate di entusiasmo o di freddezza polare, a seconda della singola opera, e da venire accolto da critica e pubblico con un pizzico di scetticismo non appena arriva in libreria un suo nuovo libro.

Eric Carle illustratore per bambini

Piaccia o meno, Carle è sicuramente una pietra miliare nell’universo degli illustratori per bambini e un artista imprescindibile per chi desidera comprendere a fondo le evoluzioni della storia dei libri per l’infanzia nel corso degli ultimi decenni.

 

Britta Teckentrup5) Britta Teckentrup

Illustratrice molto meno nota, rispetto ai mostri sacri citati fin qui, Britta Teckentrup potrebbe venire inserita di diritto in un solco impressionista delle opere per bambini, in virtù della natura quasi impalpabile dei suoi personaggi e di una dimensione davvero “soffice” che contraddistingue i suoi albi.

Affidando ad un utilizzo del colore piuttosto mite e a tinte sfumate il compito di veicolare messaggi spesso molto seri o gravosi (si pensi a L’albero dei ricordi), la Teckentrup riesce a creare una sorta di contrapposizione emotiva tra immagine e testo e ad aiutare il lettore ad inserirsi con dolcezza all’interno di universi semantici altrimenti inaccessibili.

Britta Teckentrup illustratrice

La natura dolce di un tratto quasi puntillista consente all’illustratrice tedesca di impiegare i simpatici animaletti delle sue storie a mo’ di cavalli di Troia per sdoganare concetti molto profondi e molto lirici, creando così un contrasto tra vista e udito che consente di addolcire la narrazione.

Anche quando l’ambientazione si fa cupa e notturna, come nel caso di “Luna”, l’atmosfera resta sempre quasi ovattata, portando in dote una componente di lirismo quasi immediata e trasferendo al bambino un senso di sicurezza che lo guiderà durante il lungo viaggio.

Britta Teckentrup illustratrice per bambini

Quasi esclusivamente incentrato sulla rappresentazione di animali (in particolare dei creature del bosco), il mondo magico di Britta Teckentrup è composto di metaforica ovatta ed è talmente sfumato da consentire ai passi di non fare rumore, proprio come se ci addentrassimo in un ambiente morale in cui la cautela è l’unico requisito richiesto alla comprensione del messaggio tramandato.

 

Valeria Docampo foto6) Valeria Docampo

A differenza dei grandi artisti trattati fino ad ora, Valeria Docampo è un’illustratrice tout court (e non un’illustratrice-autrice) e, come tale, riversa nel suo particolarissimo stile pittorico la capacità di interpretare e rendere accessibili storie altrui.

Da tempo unita in un fecondo sodalizio artistico con la brillante narratrice per l’infanzia Agnes De Lestrade, Valeria Docampo impiega uno stile che ricorda molto da vicino le tecniche classiche di pittura ad olio e che potrebbero, azzardando un paragone, venire assimilate alla corrente pittorica novecentesca nota come realismo magico.

Pur focalizzandosi sulla figura umana come soggetto principale della narrazione, la Docampo trasfigura infatti le fattezze dei suoi personaggi, evidenziandone quelle caratteristiche estetiche volte a mettere in risalto la fanciullezza e la purezza dei suoi protagonisti.

Valeria Docampo illustratrice

Dalla superba rilettura de Il Piccolo Principe, a La Grande fabbrica delle parole, i personaggi rappresentati da Valeria Docampo ci parlano di infanzia e tenerezza, in virtù di un artificio illustrativo che pone in risalto l’elemento magico insito nei bambini, mediante la rappresentazione di occhietti piccoli e timidi e di inconfondibili espressioni facciali permeate dalla dolcezza più assoluta.

Guardando le figure di Valeria Docampo, il lettore ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una sorta di distillato dell’infanzia, dove tutto è magia e dove la componente realistica viene alterata in chiave espressiva, ma senza sconfinare in direzione dei toni aspri e marcati tipici dell’espressionismo.

Valeria Docampo

Per chi avesse poca dimestichezza con la sopracitata corrente pittorica, potremmo quasi sostenere che Valeria Docampo è una sorta di Tim Burton pittorico, dato che l’illustratrice per bambini argentina riesce a trasferire una componente emotiva all’ambito delle fattezze fisiche, creando un universo “strano” e innocuo al tempo stesso.

 

Benji Davies foto7) Benji Davies

Autore di storie geniali, Benji Davies è anche un illustratore unico, in grado di trasporre la dimensione dinamica tipica del cartone animato all’interno di un universo statico, che pare tuttavia muoversi come se fosse animato da vita propria.

L’accostamento tra figure umane semplificate e scenari spesso ricchissimi di dettagli porta infatti il lettore a percepire una sorta di movimento all’interno delle storie, generato a partire da un contrasto apparente in cui l’ambientazione sembra spesso tanto estesa da suggerire al lettore la necessità di percorrere quei meravigliosi scenari.

In sostanza, il punto di forza della pittura di Benji Davies, risiede nella genesi di superbe tavole in cui i protagonisti appaiono spesso minuscoli in relazione al loro universo di riferimento, di modo da dare l’idea della spazialità e del movimento simulato, come necessità di riempire quei mondi dotati di ampio respiro.

Benji Davies

La finitudine dell’elemento umano (e infantile) rispetto allo scenario non è infatti solo funzionale a tramandare un messaggio che pone spesso il mondo e i suoi ritmi al centro della narrazione (si pensi a L’isola del nonno), ma a rendere l’incedere della storia dinamico e a costringere il lettore a navigare all’interno delle tavole come se si trovasse in mare aperto.

Essendo fondamentalmente storie d’avventura, come la Balena della tempesta in Inverno o Sulla collina, le vicende illustrate da Benji Davies acquisiscono così quel fascino della pittura medievale e rinascimentale in cui la scena non era semplicemente lo sfondo dell’azione umana, ma diventava anch’essa un soggetto vivo, da percorrere in lungo e in largo con gli occhi, esattamente come non ci stancheremmo mai di scrutare i dettagli rappresentati alle spalle della celebre Gioconda.

Benji Davies illustratore

Nessuno tra i moderni illustratori per bambini riesce a rendere vivo e dinamico il concetto di spazialità come Benji Davies e nessuno riesce a dar vita a trame in cui il paesaggio diventa parte integrante dell’azione.

 

Stephanie Garegin8) Stephanie Garegin

Illustratrice ancora poco al grande pubblico, Stephanie Garegin si è recentemente ritagliata un posto d’onore nelle mie preferenze personali a seguito della lettura di Piccola Volpe nel Bosco Magico.

In un mondo che ha recentemente deciso di votarsi in direzione di un ipotetico “ritorno alla Natura” (concetto astratto e spesso vuoto) e che ha riscoperto un improbabile amore per tutto ciò che è “vintage”, Stephanie Garegin è una delle poche persone in grado di fondere e rielaborare in chiave personale le suddette tendenze.

Mentre abbondano, cioè, i libri per bambini incentrati su raffigurazioni (spesso pessime) di elementi naturalistici idealizzati, corredati da immagini che sembrano tratte dalle scatole dei biscotti pre-belliche, Stephanie Garegin riesce ad offrire il ritratto di una natura magica, sfruttando stilemi illustrativi del passato, senza mai apparire banale o ridicola.

Stephanie Garegin illustratrice

Grazie ad un intelligentissimo impiego del colore, la Garegin riesce davvero a dare l’impressione che le sue raffigurazioni attraversino la Natura con il filtro del passato, pur restando originalissime e personali.

Il bosco di Stephanie Garegin è un bosco vivo, che porta in dote antichi segreti e antiche sensazioni, ma non ha nulla a che vedere con le scatole per biscotti 2.0 che affollano le librerie e che mirano a far leva su tutti coloro che, saturi del Web, ipotizzano un fantomatico ritorno al modus vivendi di “una volta” (e quale volta, poi?).

Stephanie Garegin illustratrice per bambini

A mio avviso, destinata a diventare una delle migliori illustratrici per l’infanzia dell’epoca corrente, Stephanie Garegin è sicuramente una novità da seguire con attenzione e un’ottima risposta al finto-vintage e al finto-naturalismo che regnano sovrani.

 

Oliver Jeffers foto9) Oliver Jeffers

Re assoluto dell’umorismo e del nonsense per l’infanzia, Oliver Jeffers è anche un validissimo illustratore per bambini che è riuscito a creare uno stile talmente personale da renderlo immediatamente riconoscibile.

Facce grandi corredate da complementi piccolissimi, spesso quasi impercettibili, rendono i protagonisti delle storie di Oliver Jeffers carichi di perplessità e simpatica maldestrezza, quasi come se fossero dei Charlie Chaplin in miniatura, alle prese con avventure e peripezie che nascono principalmente nella loro mente e che si riflettono sul mondo esterno solo come conseguenza di un pensiero confuso.

Oliver Jeffers illustratore

I protagonisti di Nei Guai o di Chi Trova un pinguino hanno occhi e bocche talmente piccoli da rendersi immediatamente buffi e proprio le forme esili delle loro caratteristiche fondamentali chiariscono subito al lettore la natura della storia che si appresta a sfogliare.

Mentre i proverbiali “occhioni grandi” ci ispirano tenerezza e bocche abnormi ci rimandano alla rabbia, gli attributi quasi inespressivi di Oliver Jeffers chiedono da subito benevolenza e mostrano al lettore quanto bambini e animaletti si trovino ad essere perplessi e poco inclini a soluzioni semplici per problematiche complesse.

Oliver Jeffers

Unite ad impiego del colore sempre netto e votato su tinte “rilassanti”, le storie di Oliver Jeffers riescono a farci sorridere a primo acchito, prima ancora di addentrarci nei meandri delle esilaranti trame, proprio per la maestria dell’illustratore nel saper cogliere ed estremizzare tratti assolutamente comici della natura umana.

 

Pur con la consapevolezza di poter proseguire all’infinito, arresto qui la rassegna sugli illustratori per bambini (magari un giorno, farò un temibile Volume 2), sperando di aver chiarito, per quanto possibile, la natura di tutte quelle caratteristiche che rendono i Maestri degni di fama imperitura.

Molti degli illustratori per bambini trattati sono diventati celebri per la loro capacità di tramandare messaggi in modo immediato, altri si sono ritagliati un posto nel cuore dei bimbi per la natura comica dei loro disegni, altri sono assurti alla gloria per aver scelto strade non convenzionali, ma tutti loro sono riusciti nel difficile intento di rendere le opere per l’infanzia assolutamente belle e di aver contribuito a creare un immaginario che proprio nella bellezza trova il suo fulcro e il suo fine ultimo.

Per saperne di più, scarica il mio libro “La letteratura per l’infanzia”

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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