Insegnare a leggere ai bambini: dalle lettere alle parole

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Se siete giunti fin qui è perché, molto probabilmente, avete applicato i miei suggerimenti legati alla memorizzazione dell’alfabeto e avete ottenuto l’effetto sperato, portando vostro figlio a riconoscere ogni vocale e consonante presente nella lingua italiana, in tempi rapidamente brevi.

Ora il bambino associa perfettamente ogni segno grafico al suono corrispondente e non esita più nel distinguere la lettera “A” dalla “E” quando gli vengono mostrati i suoi cartellini di riferimento.

Se tuttavia credete che vostro figlio abbia effettivamente imparato a leggere e che sia ora pronto per esplorare in autonomia i vasti mari descritti da Omero, è mio dovere informarvi che la parte difficile comincia proprio adesso e che la strada che vi si staglia di fronte non assomiglia affatto ad una simpatica discesa con pendenza del 10%.

Il bambino non ha infatti imparato a leggere (frenate l’entusiasmo e aspettate a telefonare ad amici e parenti); ha solo imparato l’alfabeto e se pensate che non esista una differenza sostanziale tra le due cose, provate a chiedergli di riferire circa il significato della parola che ha appena compitato in modo corretto.

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in caso scriviate la parola “BAMBINO” su un foglio di carta e chiediate al vostro bambino di leggerla, vi accorgerete in un batter d’occhio che il piccolo scompone agevolmente la parola nella sue micro-unità (“B-A-M-B-I-N-O”), ma che non si trova in grado di combinare tra loro le suddette e che non ha la più pallida idea di cosa abbia davvero letto.

Esattamente come è molto più facile insegnare i primi nove numeri cardinali ad un bambino di 4 anni, piuttosto che fargli comprendere il modo in cui i suddetti numeri si combinano tra loro; così è più facile far memorizzare l’alfabeto al piccolo, piuttosto che insegnargli ad usare le lettere in modo corretto e puntuale.

Risulta un’operazione più complessa, cioè, far comprendere al piccolo “allievo” che le lettere “P” e “A” si combinano nel dittongo “PA”, piuttosto che fargli memorizzare segni e suoni delle lettere stesse, dato che la prima operazione richiede uno sforzo intellettuale che esula dalla semplice componente mnemonica.

Armatevi dunque nuovamente di pazienza e procedete facendo in modo che il bambino riesca ad espandere la dimensione fonetica e quella semantica di unità lessicali sempre più estese, senza farvi prendere dallo sconforto di fronte agli inevitabili primi insuccessi dell’operazione.

 

Dalla lettera alla coppia di lettere

 

Durante questa delicata (e piuttosto lunga) fase di transizione dalla lettera alla parola, consiglio di abbinare i consueti esercizi mnemonici legati alle lettere alla comprensione di unità lessicali sempre più estese, di modo da non perdere il patrimonio appreso, mentre ci cimentiamo con un processo decisamente più complesso.

Per insegnare davvero a leggere ai bambini è ora necessario che i piccoli non dimentichino i segni grafici che hanno appreso e che, al contempo, che imparino a combinarli secondo nuovi schemi fonetici non così immediati per tutti coloro che non hanno ancora imparato a leggere.

Il metodo più efficace per cimentarsi nella nuova impresa consiste nel presentare al piccolo una parola più o meno lunga, invitandolo a leggere tutte le lettere che la compongono.

Una volta terminata la lettura e appurato che il piccolo non ha minimamente compreso quello che ha letto, provare a dividere la parola in ulteriori micro-unità composte da due lettere l’una (a prescindere dalla durata delle effettive sillabe della parola) e focalizzatevi sulla prima.

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Dopo aver letto tutte le lettere che compongono la parola “Bambino”, ad esempio, focalizzate l’attenzione del piccolo solo sul primo dittongo “Ba” e spiegategli, con estrema pazienza, come il suono “Ba” si origini proprio a partire dall’unione delle due lettere “B” e “a”.

Fate in modo che il bambino riponga un’estrema attenzione verso i suoni che egli stesso pronuncia, invitandolo a pronunciare le lettere “B” e “a” dapprima molto lentamente, in modo separato, e poi sempre più rapidamente, fino a quando non avrà ben saldo il concetto e riuscirà a leggere “Ba” subito dopo aver individuato le due singole lettere.

Ripetete l’operazione per un numero quasi infinito di volte, fino a quando il bambino comprenderà, in modo quasi spontaneo e automatico, come tutti i suoni che emette non siano altro che il prodotto derivante dalla giustapposizione di alcune lettere tra loro.

Una volta acquisita familiarità con la nuova micro-unità rappresentata dalla coppia di lettere, procedete in modo analogo, basandovi su triadi di lettere, di modo da dividere le vostre parole di partenza in gruppi composti da tre segni grafici distinti (sempre a prescindere dall’effettiva natura delle sillabe che compongono la parola).

Scomponete dunque “Bambino” in “Bam”, “bin” e “o”, ed invitate il piccolo a cercare di leggere in modo corretto la triade “Bam”, facendo affidamento sempre su tanta pazienza e sui suoni che egli stesso pronuncia e giustappone.

Una volta acquisita dimestichezza con gruppi formati da tre lettere, le porte che conducono in direzione della lettura completa di una parola di media lunghezza cominciano ad aprirsi magicamente e vi proporrò ora due distinti metodi per semplificare ulteriormente il processo.

Leggere con il metodo per addizione e il metodo per combinazione

 

Per giungere, finalmente, alla piena lettura di una parola, partendo dalle triadi, è possibile votarsi in direzione del metodo che prevede l’ulteriore addizione di una lettera alla volta, oppure di quello che prevede la ricomposizione di quanto scomposto fino ad ora.

Premesso che il primo metodo risulta più adatto ai bambini di quattro anni o poco più, mentre il secondo meglio si addice ai bambini più grandicelli, il sistema basato sull’addizione prevede di tenere fissa la triade di lettere acquisita e di aggiungere, in modo graduale, un’altra lettera alla volta, fino a quando la parola non sarà completa.

Dopo che il piccolo legge senza troppi sforzi il gruppo di lettere “Bam”, provate ora ad aggiungere una lettera alla volta, facendogli leggere dapprima “Bamb”, poi “Bambi”, dunque “Bambin” e infine “Bambino”.

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Spiegategli con calma, come la sua nuova micro-unità non rappresenta un insieme concluso, ma una pietra angolare alla quale vanno aggiunti via via nuovi tasselli per concludere la parola che stavamo leggendo.

Il metodo per combinazione prevede invece una ricomposizione coerente delle triadi (o meglio ancora, delle sillabe) nelle quali la parola era stata scomposta.

Il bambino che legge ora le tre sillabe “Bam”, “bi” e “no” (oppure “Bam”, “bin” e “o”, se volete sacrificare le sillabe in nome della coerenza con le triadi) può ora venire invitato a leggerle in sequenza, secondo una velocità crescente, fino ad ottenere la parola finale.

Come premesso, il metodo per combinazione si adatta maggiormente alle abilità di un bambino di 5 anni che non di uno più piccolo, dato che un bimbo di 4 anni può incontrare problemi nel capire come le triadi (o le sillabe) si possano combinare insieme, esattamente come abbiamo fatto per le lettere all’inizio del procedimento.

Superato lo scoglio legato alla lettura di una parola, la strada apparirà ora davvero in discesa e potremo fare affidamento sulla pratica e su alcuni sistemi per gestire le eccezioni della lingua italiana che vi spiegherò nella prossima lezione.

 

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Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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