Insegnare a leggere ai bambini: eccezioni ed esercizi

bambini che leggono
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Ora che il bambino legge in autonomia singole parole, la strada da percorrere appare splendidamente in discesa e, poco distante, si intravede il sorgere di quel sole ludico che avevamo costretto al tramonto all’inizio del nostro percorso.

Saper leggere parole di senso compiuto conferisce infatti al bambino una nuova sicurezza e lo spinge a “voler giocare” con le parole, dato che i piccoli tendono a trovare divertente tutto ciò che riesce loro alla perfezione e a bollare come “noioso” ciò che, invece, si trova ancora collocato al di fuori della loro portata.

Prima di poter affermare che il bambino “sa leggere”, bisogna ancora superare un paio di scogli linguistici e consolidare tutto quanto acquisito, dato che la mente dei più piccoli assomiglia effettivamente, come sostengono pedagoghi e affini, ad una spugna e che, proprio come una spugna, tende a disfarsi dei “liquidi in eccesso”, se non viene adeguatamente solleticata.

In questa ultima lezione vi fornirò dunque dei semplici consigli per superare quelle eccezioni fonetiche che si trovano connesse con la genesi di ogni linguaggio naturale e vi fornirò, al contempo, alcuni spunti per iniziare gradualmente un percorso di lettura autonomo vero e proprio.

 

Gestire le eccezioni della lingua italiana

Dato che siamo partiti dalla fonetica nel percorso di memorizzazione dell’alfabeto, spiegando pazientemente ai bambini, ad esempio, come la lettera “G” vada letta “G” (e non “GI”), risulta più che normale che il neofita della lettura si trovi ad essere piuttosto confuso di fronte alla presenza di parole come “GIRO” e “GHIRO”, data la completa equivalenza fonetica delle due strutture, ai suoi occhi.

Identico discorso vale per parole come “MONTAGNA” o “FIGLIO”, che il bambino tenderà a leggere “alla tedesca” (MONTAG-NA) in base a quanto gli abbiamo insegnato.

Per risolvere le numerose anomalie fonetiche che si presentano davanti agli occhi del bimbo, esistono due differenti strategie, applicabili a seconda dell’età del piccolo e del livello di abilità raggiunto fino ad ora.

Risulta infatti possibile, per bambini piuttosto grandicelli e abili, introdurre la regola generale di pronuncia in modo semplice e non troppo approfondito, in attesa che sia egli stesso ad astrarla in autonomia da una sequenza di parole mirata.

bambino impara a leggere

Mi spiego: se volete spiegare ad un bambino di 5 anni-5 anni e mezzo, la regola generale relativa alla pronuncia della coppia di lettere “GN” (stesso discorso vale per “GL”), accennategli i principi basi della suddetta regola e proponetegli una lista di parole contenenti la suddetta coppia di lettere.

Leggendo parole come “MONTAGNA”; “FIGLIO”; “MOGLIE” o “MAGLIA”, il bambino si accorgerà in modo quasi spontaneo del fatto che la “G” cessa di essere dura e procederà a riflettere in autonomia sulla regola generale, che ora potrete esplicitargli.

La mente di un bambino di 5 anni o più possiede infatti un maggior accesso alla memoria storica (oltre che un vocabolario più fornito), per cui, risulta davvero improbabile che un bimbo ormai a suo agio con lettere e parole non si accorga del fatto che la parola “FIG-LIO” (sempre alla tedesca) necessita di una correzione spontanea e di una nuova riflessione sulla regola generale.

In questo caso, la vostra funzione principale è quella di intervenire alla fine del processo di auto-correzione per fornire al suddetta regola e nuovi esempi che trasformino i dubbi del bambino in altre certezze.

L’operazione diventa molto più complessa se condotta con un bambino di quattro anni, dato che a quell’età sarà molto difficile che il bimbo si corregga in maniera spontanea (quantomeno nelle prime fasi) e che si accorga di aver letto “CHENA” al posto di “CENA.

In questo caso, occorre insistere molto più sulla regola generale e ritornare per un attimo alle coppie e triadi di lettere dalle quali eravamo partiti, per saldare nella mente del giovane lettore i concetti chiave.

Riprendete dunque in mano i cartellini e iniziate a comporre coppie di lettere come “CI” e “CA”  spiegando la differenza fonetica, prima di cimentarvi con parole che fungano da esempio.

Questa “correzione in corsa”, se adeguatamente apportata, rallenterà un attimo il processo di lettura, dato che ora il bambino, prima di pronunciare una “C” o una “G” osserverà la lettera che segue, ma avrà l’effetto di trasformare la fase di pre-lettura in una lettura vera e propria.

come insegnare a leggere ai bambini

Le principali eccezioni da prendere in esame sono quelle legate a: la doppia pronuncia della lettera “C”; la doppia pronuncia della lettera “G”; la composizione di coppie di lettere come “GL” e “GN”; la composizione di triadi di lettere come “SCI” e “SCE”; la funzione della lettera “H” in relazione alle lettere “C” e “G” e la funzione della lettera “H” nei confronti delle vocali.

Prendete in esame uno di questi temi per volta e trattatelo con tutta la pazienza del caso, proponendo una quantità di esercizi specifici che vi rendano sicuri del fatto che il bambino abbia ormai compreso a fondo la regola, a prescindere dalla sua capacità di saperla applicare più o meno correttamente.

Tra l’interiorizzazione della regola e la sua applicazione esiste infatti una sorta di lasso di tempo, dovuto al fatto che il bimbo deve ora “riprogrammare il suo cervello” a leggere in modo differente, facendo correre lo sguardo in direzione di coppie di lettere e non più di singole lettere da giustapporre.

Se prima il bimbo accostava le lettere in modo quasi automatico, ora, prima di emettere un suono , manderà il suo sguardo  in avanscoperta, a controllare quale lettera accompagna la “C”, la “G” e via dicendo.

Per quanto possiate trovare difficile o tediosa questa fase, consiglio di correggere da subito tutto quanto va corretto, onde evitare che il bambino si trascini troppo a lungo errori ed incertezze che potrebbero riverberarsi a lungo sulla sua capacità di lettura.

 

E ora…..esercizio, esercizio e ancora esercizio!

in caso abbiate seguito il mio “metodo” dall’inizio e siate arrivati fin qui in un tempo ragionevole (diciamo che l’intero processo può richiedere dai tre ai sei mesi, a seconda dello specifico bambino), buttate pure via cartellini con lettere, coppie e triadi e comprate un bel libro per vostro figlio da leggere in vostra compagnia.

Esattamente come un bambino che ha avuto la pazienza di ascoltare nozioni sulle note e sugli accordi desidera solo suonare il suo strumento, vostro figlio che vi ha seguito in questo viaggio vuole ora solo leggere e giocare con le parole.

Ritagliatevi i consueti 15-20 minuti di esercizio al giorno (sono davvero sufficienti, prolungate solo se è il bambino stesso a chiederlo), fatelo sedere davanti ad un libro illustrato scritto in stampatello maiuscolo e guidatelo nella lettura, intervenendo solo quando sbaglia o ha dei dubbi.

Non preoccupatevi se all’inizio leggerà a stento una frase di senso compiuto, l’importante è che capisca quello che sta leggendo, perché, come premesso all’inizio di questo corso, la lettura senza il suo significato è un insieme vuoto che assomiglia ad una mera riproposizione di regole e simboli.

prime letture

Durante le prime fasi, armatevi di una matita per indicare l’ordine delle parole al bimbo (è molto probabile che salti di palo in frasca), per sottolineare i suoi errori e per dettargli il tempo (attenzione alle pause: come la musica, la lettura si compone di suoni e silenzi!)

Personalmente, per le prime letture di mio figlio piccolo ho impiegato i libri della collana Prime Pagine di Emme Edizioni (a fondo articolo, vi metto qualche link), che sono scritti in un font chiaro, presentano un linguaggio semplice, periodi brevi e numerose ripetizioni di identiche parole che cementano le certezze del bambino.

Ultimo consiglio: oltre alla lettura di libri, provate ad acquistare una rivista di enigmistica per bambini (in edicola ne trovate una discreta varietà) e ad incuriosire il bambino con semplicissimi cruciverba, rebus e giochi in cui deve trovare le parole nascoste.

Scrivete voi le lettere negli spazi, in caso il bambino non sappia ancora scrivere, oppure lasciategli il piacere di completare i piccoli schemi con le sue stesse manine, andando così a cimentarvi con i primi esercizi di scrittura da affiancare alla lettura vera e propria.

Difficilmente un bambino che ha appena imparato a leggere resti insensibile di fronte a giochi che lo sfidano a mettere alla prova le sue certezze, riuscendo sempre a strappargli un sorriso e a divertirlo mentre legge.

Termina qui il mio breve corso (in caso di dubbi o richieste di aiuto, scrivetemi senza problemi all’indirizzo mail che trovate su questo sito) per insegnare a leggere ai bambini e spero che i miei consigli siano stati utili a tutti quei genitori che vorrebbero trasferire preziose conoscenze ai loro figli e soprattutto a quei bambini molto curiosi che vorrebbero imparare a leggere prima dell’inizio della scuola primaria.

 

Vi lascio di seguito, qualche link a testi che ho trovato ottimi per cimentarsi con le prime letture autonome

Le più belle storie della Nuvola Olga e dei suoi amici. Con adesivi
  • Nicoletta Costa
  • Emme Edizioni
  • Copertina rigida: 200 pagine

- 15%
Le più belle storie dell'albero Giovanni
  • Nicoletta Costa
  • Emme Edizioni
  • Copertina rigida: 288 pagine

Violetta e L'Uccellino
  • Mirella Mariani
  • Emme Edizioni
  • Copertina flessibile: 40 pagine

Coniglietto gioca a palla. Ediz. illustrata
  • Altan
  • Emme Edizioni
  • Copertina flessibile: 38 pagine

Il maestro Lapis. Ediz. illustrata
  • Agostino Traini
  • Emme Edizioni
  • Copertina flessibile: 40 pagine

- 15%
L'albero vanitoso
  • Nicoletta Costa
  • Emme Edizioni
  • Edizione n. 2 (01/01/1997)
  • Copertina flessibile: 40 pagine

 

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Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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