Insegnare a leggere ai bambini: Cosa significa leggere? Da che età?

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Dato che la moderna scuola dell’infanzia segue necessariamente percorsi didattici modellati sulle esigenze conoscitive di bambini di età differenti, nel corso dei quali la componente didattica di tipo “classico” risulta quasi del tutto assente, molti genitori sentono l’esigenza di insegnare a leggere ai bambini in età prescolare e, per raggiungere l’obiettivo, si votano in direzione di soluzioni spesso improbabili e infruttuose.

Se, da un lato, molte scuole materne hanno infatti rinunciato quasi del tutto alla didattica di tipo classico, per orientarsi in direzione di programmi incentrati su componenti relazionali e attitudinali del vissuto comune dei bambini, dall’altro, fioriscono su internet fantomatici metodi per insegnare a leggere ai bambini che risultano spesso alla stregua di specchi per allodole, andando ad allineare una serie di banalità prive di qualunque fondamento o, peggio ancora, a proporre soluzioni miracolose che promettono di trasformare il vostro bambino di tre anni in Vittorio Gassman con molta spesa e poco sforzo.

In caso vi troviate stretti in questa morsa, sentendovi, da un lato, frustrati dal fatto che a vostro figlio di quattro anni non abbiano nemmeno insegnato a contare fino a 5 e, dall’altro, volenterosi di affidarvi alle poco amorevoli mani di qualche ciarlatano del web, è mio dovere comunicarvi che risulta effettivamente possibile Insegnare a leggere ai bambini in età prescolare, ma che l’impresa può venire tentata solo a partire da alcuni capisaldi anagrafici e teorici impossibili da trascurare.

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Prima di correre a scaricare guide miracolose o a supplicare l’educatrice di vostro figlio (del tutto incolpevole, tra l’altro: le maestre non lavorano al Ministero dell’istruzione!) di insegnare a leggere ai bambini, cercherò di proporvi una breve guida a puntate, completamente gratuita, nel corso della quale vi guiderò passo dopo passo verso l’obiettivo, in caso abbiate la pazienza di seguirmi.

Partendo da alcuni assunti teorici e da considerazioni anagrafiche del tutto imprescindibili, arriveremo presto alla pratica e ad alcuni semplici esercizi di lettura, ampiamente alla portata di un bambino in età prescolare che sia stato adeguatamente incuriosito e indirizzato lungo il giusto sentiero.

 

Insegnare a leggere ai bambini: perché?

La prima domanda che dobbiamo porci prima di insegnare a leggere ai bambini è logicamente quella legata alle ragioni della nostra decisione e agli effetti che speriamo di ottenere.

In caso abbiate deciso di insegnare a leggere ai vostri figli per poterli esibire davanti agli amici o per raccontare ai vostri colleghi quanto siano svegli (in fondo, hanno “preso tutto da voi”, no?), lasciate decisamente perdere; chiudete questo post, questo sito (e magari anche il browser) dimenticandovi di essere capitati fin qui.

Se, invece ritenete che l’apprendimento precoce della lettura dischiuda un intero mondo agli occhi dei vostri piccoli, migliorandone le facoltà intellettuali e fornendo loro nuove chiavi di lettura per interpretare l’universo semantico che li circonda, siete capitati nel posto giusto.

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Imparare a leggere non rappresenta infatti il semplice conseguimento di un’abilità pratica, ma una mappa che consente al bambino di comprendere, seppur, in modo embrionale, la struttura del mondo che lo circonda; un mondo in cui ogni simbolo si trova saldamente ancorato al suo referente e in cui tutto rimanda ad un significato profondo e univoco.

Un bambino che ha imparato a leggere è un bambino profondamente trasformato nella mente e nell’animo: è un bambino che comprende alla perfezione il concetto di “segno” e di “significato” e che si trova ora in possesso di un metaforico bagaglio che può reinvestire in mille altre attività, di tipo ludico e non.

Una volta appreso il processo che interlaccia segno, suono e significato, il bambino comincia ora ad interpretare una realtà popolata da segni e impiega a sua volta il segno per riferirsi ad altro, trovando semplici chiavi d’accesso verso altri mondi (quello della matematica per esempio) che fanno leva su identici processi mentali.

Spiegare ad un bambino che ha già imparato a leggere come il segno “3” si possa riferire a tre oggetti, sarà un’impresa decisamente semplice, perché il bambino ha interiorizzato ormai alla perfezione quel processo mentale che porta (sempre ad esempio) i segni grafici “M”, “A”, “M”, “M” e “A” ad acquisire un suono ben preciso e a combinarsi con un referente fisico che corrisponde alla sua adorata (almeno, si spera) mamma.

In quest’ottica, insegnare a leggere ai bambini non significa semplicemente rendere i pargoli più autonomi e sicuri di sé, ma fornire loro una piccola chiave che consentirà loro, passo dopo passo, di aprire tutte le porte di cui si compone il nostro universo semantico e di scoprire, ogni volta tesori dall’infinito valore.

 

Cosa significa saper leggere?

Come premesso, la lettura è un processo mentale che combina tre distinti elementi, legati, rispettivamente: al segno, al suono prodotto e al referente del segno stesso (N.B. eviterò in questa sede di soffermarmi sull’elemento chiamato “senso”, inteso come chiave d’accesso al significato, perché questo è un sito per genitori ed educatori e non un corso di logica avanzato).

Saper leggere non significa semplicemente associare ogni singola lettera (o un dittongo) ad un ben preciso suono, ma compiere una specie di magia, in cui tutto e tre gli elementi si fondono fino a creare un’immagine mentale che si riferisce ad un oggetto o ad un concetto ben preciso.

Quando leggiamo un testo di qualunque natura, il nostro cervello trasforma, ormai in modo automatico, le lunghe stringhe di segni che vediamo giustapposte sulla pagina in una ben precisa immagine, legata ad una situazione, ad una persona, ad un nostro ricordo o a qualcosa che riusciamo solo ad intuire, senza poter delineare fino in fondo.

Affinché questa magia si compia, è necessario che i tre elementi si uniscano tra loro, onde evitare di arrestarci alla semplice dimensione fonetica e di trasformare sequenze di suoni in sequenze di simboli, egualmente incomprensibili.

insegnare a leggere ai bambini a che età

Facendo un esempio pratico: un bambino in età prescolare che riesce a trasformare la sequenza semiotica “M-a-m-m-a” nel suono “Mamma”, ma che non comprende quanto appena pronunciato, non è ancora un bambino che ha imparato a leggere, perché difetta di quella componente semantica utile a chiudere il metaforico cerchio.

Per insegnare a leggere ai bambini in modo corretto, occorre dunque un notevole carico di pazienza e un numero enorme di spiegazioni, onde evitare di provocare quell’”effetto pappagallo” che spinge i bimbi ad emettere suoni privi di significato per loro stessi.

Al contrario, può accadere (seppur in modo meno frequente) che un bambino colleghi una parola scritta al suo significato, comprendendo che i segni “M-a-m-m-a” si riferiscono alla mamma in carne ed ossa, ma che non riesca a pronunciare la parola in questione; per cui, ripeto, occorre integrare le tre componenti dei linguaggi scritti in modo lento e graduale, ma continuo.

Insegnare a leggere ai bambini significa anche migliorare, nel corso del processo, il loro modo di parlare ed esprimersi e completare la loro comprensione del mondo esterno, mediante nuove corrispondenze istituite tra ogni significante (la parola in questione) e il suo significato.

Mentre vi accingete ad Insegnare a leggere ai bambini, impiegate dunque il linguaggio scritto per andare ad aggiustare quei piccoli difetti di espressione orale che generalmente sono ben presenti nei bambini in età prescolare e, parallelamente, integrate la loro conoscenza del mondo, chiarendo il significato di ogni parola letta e appresa.

 

Da che età è possibile insegnare a leggere ai bambini?

Premesso, come mia consuetudine, che ogni bambino è soggetto ad uno sviluppo cognitivo del tutto personale e che non esistono certezze matematiche legate alle fasce anagrafiche, il mio suggerimento è quello di iniziare ad insegnare a leggere ai bambini tra i quattro anni e i quattro anni e mezzo.

Sorvolando sui mirabolanti (e spesso carissimi) corsi online che promettono di insegnare a leggere senza sforzo a bambini di due anni o poco più, il compimento del quarto anno di età rappresenta una tappa cruciale nella vita di un bambino, che rende effettivamente possibile l’operazione.

Un bambino di quattro anni è infatti soggetto ad uno sviluppo cognitivo che lo porta a poter memorizzare le varie lettere dell’alfabeto senza richiedere sforzi immani alla sua mente, dato che ormai la sfera mnemonica è pienamente formata e che il piccolo inizia a tenere a mente sempre più dettagli relativi a quanto gli accade.

insegnare a leggere ai bambini

Anche a livello emotivo, un bambino di quattro anni si è generalmente ormai lasciato alle spalle le convulse fasi legate all’ingresso nella scuola materna e alla gestione della rabbia originata dai fatidici “terrible twos” e si trova dunque ben disposto verso nuove scoperte e verso tutto quanto possa spalancare i suoi orizzonti, non essendo più la sua mente focalizzata su quei pensieri fissi (“quando torna la mamma?”, “come faccio ad andare in bagno da solo?”) che avevano caratterizzato la scoperta del suo primo microcosmo.

Per quanto esistano casi di bambini che imparano a leggere prima del quarto anno, rappresentano un’eccezione talmente sporadica da non rappresentare una vera e propria casistica, dato che il bambino di tre anni è generalmente “in tutt’altre faccende affaccendato” e orientato verso la risoluzione di problematiche, emotive e pratiche, ben più importanti.

In caso vogliate insegnare a leggere ad un bambino di quattro anni o poco più, vi comunico che l’età è perfetta per tentare un primo approccio, anche se, ovviamente, l’intero processo di apprendimento risulterà più lungo e lento rispetto a quello rivolto ad un bambino di cinque anni, la cui soglia d’attenzione è decisamente più elevata.

Nel chiarire, passo dopo passo, tutte le tappe del processo rivolto ad insegnare a leggere ai bambini, mi soffermerò su questa differenza anagrafica (4 o 5 anni) solo laddove vi siano differenze di approccio significative, lasciando invariato il metodo in caso l’unica differenza sia rappresentata dal tempo impiegato ad interiorizzare una lezioncina.

 

Nel corso della prossima “lezione” (le chiamo così con una certa licenza poetica) passerò in rassegna le ultime questioni preliminari, legate alla priorità della fonetica per bambini molto piccoli, e alla necessità di iniziare dallo stampato maiuscolo, prima di fornirvi i veri primi consigli di tipo pratico per insegnare a leggere ai vostri bambini.

 

                                                                                                                                                                                                          passa alla lezione 2 (clicca qui)>>

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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