Insegnare a leggere ai bambini: la priorità della fonetica e scelta del carattere

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Una volta stabilito che insegnare a leggere ai bambini in età prescolare rappresenta un patrimonio di inestimabile valore (vedi parte prima di questa lezione, clicca qui) resta ora da capire come catturare il loro interesse in modo costante, onde evitare che i piccoli si stufino dopo pochi minuti, restando ancorati alla lettera “C”.

Le teorie pedagogiche più diffuse sostengono che ogni attività da proporre ai bambini dovrebbe essere presentata sotto forma di gioco e dovrebbe essere interamente incentrata su un approccio ludico che ne caratterizza l’intero svolgimento.

Per quanto il gioco costituisca una parte nettamente preponderante dell’universo sensoriale e semantico dei bambini in età prescolare, le suddette teorie trascurano dei fattori molto importanti e banalizzano spesso le reali competenze dei più piccoli.

In prima istanza, i bambini non sono affatto degli sprovveduti: se proporrete loro di imparare a leggere come se si trattasse di un’attività ludica; molto probabilmente, i pargoli si getteranno a braccia aperte nel ridente mondo della semantica, per poi scapparne a gambe levate, non appena compreso che la serie di nozioni che state cercando di trasferire loro non assomiglia affatto ad un gioco.

Insegnare a leggere ai bambini non è un gioco, ma un’attività che richiede impegno, costanza, attenzione ed interesse in modo continuo e non esiste un solo bambino al mondo che possa venire convinto del contrario o irretito a tal punto da scambiare la semiotica per i Lego o per una gara di girotondo.

insegnare a leggere fonetica

Se volete dunque insegnare a leggere a bambini piuttosto piccoli, lasciate perdere per un attimo le teorie che ammantano i giardini d’infanzia e siate onesti con i vostri figli, dato che, anche in ambito di puericultura, l’onestà intellettuale rappresenta il mezzo per conquistare la fiducia dei bambini e per aprire la loro mente verso nuovi orizzonti.

Non raccontate loro la favoletta legata alla lettura come forma bizzarra di gioco, ma spiegate pazientemente che la lettura è, casomai, un mezzo per giungere ad attività ludiche ulteriori e per dischiudere interi universi che il bambino può, al momento, solo immaginare.

Fate capire ai vostri figli che, una volta imparato a leggere, potranno cimentarsi con nuovi giochi imprevisti, leggere in autonomia piccoli libri, indicazioni stradali e tutto quanto capita sotto i loro occhi, ricevendo una ricompensa dal valore infinitamente maggiore rispetto allo sforzo effettuato.

Se proprio volete impiegare qualche espediente, fate leva sulle passioni di ogni singolo bambino per catturare la sua attenzione: se, ad esempio, il piccolo Giovanni adora Spiderman, svelategli l’esistenza di albi illustrati e fumetti incentrati sul suo supereroe preferito e invogliatelo a leggerli in autonomia, imparando quel linguaggio che rappresenta la condizione sine qua non per scoprire nuovi mondi e nuove avventure.

Tenete presente che, oltre a non essere sprovveduti come pensiamo, i bambini di età superiore ai quattro anni possiedono una forte autocoscienza e che si sentono profondamente gratificati nel raggiungere uno scopo mediante qualche piccolo sforzo.

Se riuscirete a catturare il loro interesse e mantenere sempre vigile la soglia d’attenzione mediante piccole gratificazioni, saranno sufficienti mini-lezioni di 15 minuti al giorno per raggiungere l’obiettivo finale in tempi relativamente brevi.

L’importante è riuscire a ritagliare un piccolo spazio quotidiano dedicato ad insegnare a leggere, senza deviare dal percorso che avete pazientemente creato per i vostri bambini e senza che i primi inevitabili insuccessi abbattano sia loro che voi.

L’attività che vi apprestate ad intraprendere cela al suo interno numerose insidie e numerosi momenti di piccolo sconforto, ma rappresenta, al tempo stesso, un’avventura che cementerà il legame con i vostri bambini e che darà ad entrambi gratificazioni inaspettate.

 

Insegnare a leggere ai bambini: la priorità della fonetica

In caso siate riusciti ad attirare i vostri bambini verso l’apprendimento della lettura e siate già corsi in cameretta a ritagliare lettere colorate, per consentire la memorizzazione dell’alfabeto, fermatevi un attimo e fate un passo indietro.

I bambini molto piccoli (intorno ai 4 anni) non hanno generalmente la più pallida idea di cosa sia l’alfabeto e di cosa sia una lettera, per cui, prima di cominciare con i segni grafici, occorre che il bambino scopra il magico potere delle lettere a partire dai suoni che egli stesso emette.

Se presentate cioè un cartellino con la lettera “A”  ad un bambino di 4 anni, il pargolo vi osserverà con lo stesso carico di stupore che potremmo mostrare noi di fronte alla manifestazione di un quantificatore universale in logica modale, non avendo idea di che cosa sia una lettera, di quale sia la sua funzione nel linguaggio orale e del perché un semplice segno grafico dovrebbe rimandare ad un suono.

La prima fase per insegnare a leggere ai bambini consiste dunque nello spiegare cosa sono le lettere facendo leva sulla mera componente orale: invitate i vostri bimbi a parlare e a soffermarsi con attenzione su quanto hanno appena detto, scomponendo le loro parole in altrettante lettere.

insegnare a leggere

Dopo che un bambino ha pronunciato la parola “tavolo” ad esempio, fategli notare come il primo suono emesso corrisponda ad una “t” e giocate con lui (questa è davvero una fase ludica dell’operazione, forse l’unica) a trovare altre parole che cominciano per “t”.

Dopo (e solo dopo!) che il bambino avrà compreso come ogni parola risulta scomponibile in micro-unità fonetiche, chiamate lettere, potrete anche spiegargli che le suddette lettere possiedono una sorta di forma univoca e, quindi, iniziare con l’alfabeto vero e proprio.

Per intenderci, quando il vostro bimbo ha compreso perfettamente che la parola “mela” è composta da quattro suoni differenti (“m-e-l-a”) prendete il mano cartoncini, pennarelli e forbici e cominciate ad associare, poco alla volta, ognuno di quei suoni al segno grafico corrispondente.

Ora che il bambino sa cosa è una lettera e quale è il suo suono, associare la suddetta ad un segno grafico risulterà molto più semplice e non saranno necessarie ulteriori spiegazioni preliminari per chiarire un concetto che il piccolo padroneggia ormai in modo egregio a livello orale.

La suddetta “fase 1” legata alla fonetica ha una durata variabile a seconda dell’età del bambino di riferimento: introdurre il concetto di lettera ad un bambino di 4 anni risulta ovviamente molto più complesso e meticoloso rispetto all’identica operazione condotta con un bambino di 5 anni o più, per cui, armatevi della dose di pazienza necessaria in base all’età di vostro figlio e procedete.

 

Insegnare a leggere ai bambini: stampatello maiuscolo o minuscolo?

Navigando qua e là per il web, mi sono imbattuta in molti siti che sostengono che sia meglio insegnare a leggere ai bambini partendo dallo stampatello minuscolo, dato che, il suddetto carattere, risulta nettamente predominante nella quasi totalità degli scritti.

Dopo essere caduta dalla sedia ed essermi procurata un mal di pancia durato per sei settimane di fronte alle scemenze lette, ho deciso di risparmiare a voi e ai vostri figli un identico tormento, invitandovi a diffidare da tutti i guru del web che pretendono di riscrivere da zero le regole della mente umana in nome di chissà quale istanza.

Risulta evidente a chiunque (tranne forse ai suddetti guru del web) che lo stampatello maiuscolo rappresenta un insieme autosufficiente, mentre la variante minuscola si trova ad essere un sistema “spurio” e contaminato dalla presenza di altri caratteri.

Un bambino che impara a leggere in stampatello maiuscolo (come è sempre stato e come sempre sarà!) si trova in grado di leggere tutto quanto è stato scritto nel suddetto carattere; al contrario, un ipotetico bambino al quale è stato insegnato prima lo stampatello minuscolo, si troverà continuamente alle prese con segni grafici che esulano ampiamente dalle sue conoscenze e che non appartengono al suo insieme di riferimento.

insegnare a leggere stampatello

Mentre lo stampatello maiuscolo è, cioè, del tutto coerente e autosufficiente, lo stampatello minuscolo deve costantemente fare riferimento al carattere maiuscolo, ogni volta in cui compare in una frase un nome proprio o semplicemente quando la frase inizia.

Prendete ad esempio il periodo: “Carlo gioca con Anna nel cortile vicino alla casa di Marco”.

L’espressione, scritta in maiuscolo (“CARLO GIOCA CON ANNA NEL CORTILE VICINO ALLA CASA DI MARCO”) risulterà perfettamente leggibile per un bambino che ha imparato a leggere in stampatello maiuscolo, mentre il corrispettivo in minuscolo (“Carlo gioca con Anna nel cortile vicino alla casa di Marco”) porterà in dote tre segni grafici (“G”, “A”,”M”) alieni al sistema che l’ipotetico bambini iniziato al minuscolo ha appreso con tanta fatica.

Inoltre; è sicuramente vero che la maggior parte dei prodotti editoriali si trovano scritti in stampatello minuscolo, ma è parimenti vero che titoli, cartelli e insegne sono in maiuscolo e sono proprio queste le cose che attraggono maggiormente i bambini che si approcciano alla lettura.

Perché un bambino dovrebbe leggere il sottotitolo (minuscolo) di un libro, senza decifrarne il titolo (maiuscolo)?

Tralasciate dunque tutte le assurde teorie relative alla priorità didattica dello stampato minuscolo e iniziate, come è sempre è stato e come sempre sarà, dal buon vecchio stampato maiuscolo!

 

Nella prossima lezione, vi spiegherò come favorire la memorizzazione dell’alfabeto e come cimentarsi con i primi dittonghi e le prime sillabe.

 

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Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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