La casa più grande del mondo di Leo Lionni, elogio della semplicità

La casa più grande del mondo
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Capolavoro “minore” dell’eterno Leo Lionni (per la monografia, clicca qui), La casa più grande del mondo è un’opera un po’ anomala nel solco della vasta produzione dell’artista italo-olandese, ma non per questo, meno affascinante o ricca di spunti di riflessione.

Deviando un po’ dal suo consueto percorso narrativo, perennemente rivolto alla ricerca dell’identità e della conseguente coesione sociale, Lionni confeziona infatti quasi una favola classica in veste moderna, all’interno della quale il vizio assume i contorni di un desiderio smisurato e la virtù collima invece col saper gioire di ciò che si possiede.

Un po’ in controtendenza con altre sue opere (Federico, su tutte), La casa più grande del mondo dipinge quasi una sorta di elogio del funzionalismo, invitando i bambini (e gli adulti) a scegliere e desiderare tutto ciò che possa risultare pratico, a prescindere dall’estetica e dalle pretese artistiche degli oggetti in questione.

In quest’ottica, La casa più grande del mondo è un invito ad amare tutto ciò che è semplice e agevole, di modo da non trovarci metaforicamente costretti, un giorno, a venire soffocati da pesi insostenibili o da soccombere di fronte all’inutilità dei nostri desideri inappagabili.

casa più grande del mondo libro

Esattamente come la chiocciola protagonista del racconto-nel-racconto di La casa più grande del mondo si trova costretta a soccombere di fronte al peso e all’ingombro della stessa dimora che aveva faticosamente costruito, così Lionni suggerisce ai bambini di non lasciarsi “possedere dagli oggetti” (come avrebbe detto Tyler Durden in Fight Club) ma di fare in modo che le cose che possediamo risultano funzionali alla nostra libertà di movimento e di espressione.

Man mano che la vicenda snoda la sua trama, il libro pone sempre più l’accento su un concetto di libertà molto ampio, che esula dalla sfera della costrizioni esteriori e che, al contrario, dipinge la sudditanza verso i nostri desideri e le nostre manie come il pericolo maggiore per la nostra sopravvivenza.

Il solo fatto di desiderare qualcosa di superiore o migliore rispetto a ciò che hanno i nostri simili (in questo caso specifico, la fatidica casa più grande del mondo) ci espone, da un lato, alla vanagloria derivante dalle lusinghe e, dall’altro, ad una sudditanza nei confronti del nostro possesso che può agevolmente risultarci fatale, nel momento in cui non riusciamo più a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è invece è superfluo.

 

La casa più grande del mondo, storia di una chiocciola

Una famiglia di lumache vive serena su un grosso cavolo, trascorrendo le proprie giornate in cerca di germogli da rosicchiare.

La routine familiare viene interrotta da una lumachina che dice a suo padre di desiderare il possesso della fatidica casa più grande del mondo, dato che vorrebbe avere un guscio fuori dal comune.

Da subito, il papà bolla come sciocco il desiderio del figlio ed inizia a raccontargli una storia, che inizia esattamente con un’altra lumachina volenterosa di possedere la casa più grande del mondo e con un altro padre volenteroso di dissuaderla.

La “storia nella storia” prosegue con la lumachina che non ascolta il consiglio paterno e che si ingegna per far crescere a dismisura il suo guscio, attraverso sforzi e movimenti che ne aumentano a dismisura l’ampiezza.

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Non contenta di avere orma sulla schiena la casa più grande del mondo, la lumachina si ingegna ulteriormente per trasformare il suo guscio in una sorta di cattedrale dalle marcate valenze artistiche, comprensiva di guglie e colori sgargianti.

Un giorno tuttavia, le lumache finiscono di mangiare tutte le foglie del cavolo e devono migrare alla ricerca di altro cibo su un nuovo cavolo; ma la lumachina protagonista del racconto si trova impossibilitata a muoversi, per via delle dimensioni del suo guscio e rimane dunque indietro, deperendo e morendo di stenti.

Una volta morta la lumaca, anche il suo guscio comincia a subire l’usura del tempo, trasformandosi in un cumulo informe di polvere e detriti.

Grazie a questo racconto, papà-lumaca convince la lumachina a desistere dalla sua impresa e, al contrario, a mantenere sempre piccola e agevole la sua casa, di modo da poter girare il mondo senza che nulla le risulti d’ostacolo e d’impaccio.

La casa più grande del mondo termina con la lumachina che diviene a sua volta portavoce della storia e che spiega così, a chiunque glielo chieda, le ragioni di un guscio così piccolo e contenuto.

 

La casa più grande del mondo, la magia del piccolo

Composta nel 1968, proprio per mettere in guardia, con estrema lungimiranza, un’intera generazione di giovani dal peso di sogni troppo grandi per essere realizzati, La casa più grande del mondo è una lettura su vari livelli che svela nuovi significati nel corso del tempo.

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Nel lungo elogio di ciò che è semplice e piccolo, Lionni non vuole sminuire il valore dei desideri in quanto tali, ma invitare il piccolo lettore a diffidare di tutto ciò che può sembrare straordinario solo ad un primo sguardo, per via dell’ammirazione che suscita presso coloro che, tuttavia, non intraprenderebbero mai lo stesso percorso, per ragioni esclusivamente pratiche.

Anche a 50 anni dalla stesura dell’opera e delle condizioni sociali che hanno contribuito alla sua genesi, La casa più grande del mondo resta un testo dal valore attualissimo e un solenne monito rivolto all’infanzia affinché si liberi da quegli stessi desideri che possono trasformarsi agevolmente in un sepolcro della libertà individuale.

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La Casa più grande del mondo. Ediz. illustrata
  • Leo Lionni
  • Babalibri
  • Copertina rigida: 30 pagine

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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