La sedia blu, quando la fantasia trasforma la realtà

La sedia blu
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Vicino a compiere i suoi primi trent’anni, La sedia Blu di Claude Boujon (l’autore de Il Litigio) rappresenta uno di quei classici che si mantengono sempre “freschi” e attuali, in virtù della loro abilità nel tratteggiare caratteristiche comuni all’infanzia, in quanto universali.

La sedia blu libroSe dovessimo fermarci a riflettere sulle principali differenze che intercorrono tra un adulto e un bambino, fatta eccezione per le ovvie distinzioni a livello fisico, salterebbe subito all’occhio una marcata discrepanza nel modo in cui le differenti età concedono l’accesso al mondo esterno e agli oggetti che lo compongono.

L’età adulta è infatti contraddistinta da relazioni univoche, di modo che, quando vediamo una sedia, conveniamo immediatamente che l’oggetto che si staglia davanti ai nostri occhi è una sedia, punto e basta e che, in quanto tale, è stata concepita con lo scopo di far sedere le persone quando sono stanche, quando devono mangiare o quando devono scrivere qualcosa.

Per un bambino, invece, una sedia è una sedia solo dal punto di vista oggettivo, dato che quel medesimo oggetto del quale conosce la funzione primaria, può trasformarsi in qualunque altra cosa e diventare così il veicolo per infinite avventure.

Questo accade non perché i bambini non sappiano cosa sia una sedia, ma perché i piccoli accedono al mondo esterno tramite il filtro della fantasia e vedono negli oggetti una serie di caratteristiche potenziali che noi non riusciamo (ahimè) più a vedere.

L’infanzia è il periodo in cui il mondo è al tempo stesso un luogo fisico e uno spazio mentale da adattare alle esigenze della fantasia, il che rende una banale sedia alla stregua di uno strumento utile a compiere esplorazioni spaziali, ad arrampicarsi in cima a montagne innevate, a gareggiare in Formula 1 e dare luogo ad infiniti divertimenti.

La sedia blu parla esattamente di questo e mostra una netta dicotomia tra l’universo infantile, giocondo e gioioso, e un mondo adulto alle prese con la volontà di smorzare l’entusiasmo dei più piccoli e di assegnare evidenti corrispondenze univoche a tutto quanto.

 

La sedia blu, storia di una sedia nel deserto

Il libro si apre con due canidi, dalle sembianze antropomorfe, che si aggirano per il deserto, in cerca di qualcosa che possa rompere la proverbiale catena della disarmonia di Montaliana memoria e offrire loro una visuale differente da quella rappresentata dalla sabbia che si estende per chilometri e chilometri.

Entro breve, Bruscolo e Botolo (questo il nome dei due canidi) vengono accontentati e notano, proprio nel bel mezzo del deserto, un oggetto indefinito di colore blu che si para davanti ai loro occhi.

Quando Bruscolo e Botolo si avvicinano, convengono entrambi che l’oggetto in questione è una sedia, ma che, al tempo stesso, poteva agevolmente diventare lo strumento adatto a dar vita ad una serie di giochi in grado di rompere la monotonia del deserto.

E Infatti, ecco che la sedia blu viene immediatamente trasformata dai due in un rifugio e che Bruscolo e Botolo giocano a nascondersi sotto di essa (anche in palese assenza di qualcuno che li possa cercare) ed iniziano a dare vita ad una serie di giochi che hanno come fulcro proprio il bizzarro oggetto rinvenuto.

La sedia blu diventa così una slitta, un camion e dei pompieri, un’ambulanza, un’auto da corsa, un aereo e persino una zattera, in grado di proteggere Bruscolo e Botolo dal pericolo rappresentato dagli squali.

Dopo aver dato vita ad un’ulteriore serie di giochi che prevedeva la sedia blu alla stregua di un banco da negozio, di uno strumento da domatore di leoni e di infiniti attrezzi dalla natura circense, ecco che la scena muta di netto e che si fa strada, avanzando lentamente, un camelide.

Giunto in prossimità del duo, il camelide rimprovera Bruscolo e Botolo per il loro utilizzo improprio della sedia, pone fine ai loro giochi e si accomoda sulla sedia blu, deciso a restarci il più a lungo possibile.

Allontanandosi dal loro “parco giochi” improvvisato, Bruscolo rimprovera al cammello l’assoluta assenza di immaginazione e Botolo (il più pignolo dei due) osserva che il camelide è in realtà un dromedario, dato che ha una gobba sola.

 

La sedia blu, il trionfo della fantasia

Reso ancor più denso di significato dallo spiazzante finale, in cui i due amici non riescono ad immaginare una natura diversa per il pedante dromedario dopo aver immaginato tutto e di più sulla sedia, il libro di Boujon segna il totale trionfo della fantasia sulla serietà e il diritto dei bambini al gioco e al libero uso della loro immaginazione.

Accompagnato dall’odiosa sentenza “Non siamo mica al circo”, il dromedario rappresenta alla perfezione le velleità di un mondo adulto che non solo ha smesso di sognare, ma che vorrebbe privare i bambini del loro libero accesso al mondo.

La spiegazione offerta dal dromedario ai due canidi circa la vera natura della sedia blu e delle sue funzioni, risulta infatti non solo superflua (Bruscolo e Botolo conoscevano alla perfezione l’oggetto fin dal principio), ma assolutamente pedante; almeno quanto riusciamo ad essere noi adulti ogni volta in cui vogliamo ingabbiare i piccoli nei nostri schemi mentali.

Seppur sconfitti, i due protagonisti de La sedia blu, possiedono ancora il dono della loro fanciullezza e della loro immaginazione e potranno vivere nuove infinite avventure, mentre il dromedario resterà per sempre prigioniero della sua assenza di fantasia e di un mondo arido in cui una sedia è solo una sedia, persino in mezzo al deserto.

Salvifico come un metaforico fiore nel deserto (giusto per restare avvolti dalle dune del linguaggio), La sedia blu è davvero un’opera unica che anticipa numerose tematiche successive della letteratura di infanzia e che rappresenta in modo semplice e diretto alcune caratteristiche dei bambini invariabili e immutabili.

La sedia blu. Ediz. illustrata
  • Claude Boujon
  • Babalibri
  • Copertina flessibile: 36 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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