La storia del leone che non sapeva scrivere: un inno all’amore e alla cultura

La storia del leone che non sapeva scrivere
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Oggi, vi voglio parlare de La storia del leone che non sapeva scrivere, opera ormai divenuta un classico della letteratura d’infanzia, in virtù della sua capacità di introdurre ai bambini una pluralità di tematiche destinata a divenire sempre più marcata e familiare al trascorrere degli anni.

Celato sotto le spoglie di una stupenda storia d’amore (quasi un Cyrano al contrario), La storia del leone che non sapeva scrivere è infatti un inno alla cultura, alla lettura e all’acquisizione di tutte quelle abilità che ci sembrano superflue solo fino al giorno in cui scopriamo per magia il loro reale potere.

Se tutti (o quasi) gli adolescenti si trovano, prima o poi, a domandarsi la ragione per la quale devono studiare con tanto ardore un testo di Catullo in latino o un’equazione di terzo grado, in assenza di un impiego immediato della suddette nozioni, l’idea che la “cultura” (nel senso più ampio del termine) risulti in buona parte inutile comincia a serpeggiare già durante le primissime fasi dell’infanzia.

retro del libro La storia del leone che non sapeva scrivereSuperato l’entusiasmo iniziale per la novità e la dimensione ludica connessa con l’apprendimento, numerosi bambini si trovano a guardare con una certa diffidenza buona parte delle nozioni che, dal loro punto di vista, appaiono come un esercizio mentale inutile e privo di reale applicazione.

Esattamente come accade per l’ipotetico adolescente alle prese con Catullo, anche il bimbo ritiene, in un modo più inconsapevole e istintivo, che esistano nozioni di serie A e altre di serie B e che sia proprio l’ambito di applicazione immediata a definire la distinzione tra utile ed inutile.

Il bambino, cioè, si mostra generalmente ben disposto verso una forma di apprendimento da trasferire nel suo vissuto “hic et nunc” ed impara volentieri a contare se comprende che le nozioni apprese possono, ad esempio, aiutarlo a disporre le sue macchinine o semplificargli gli schemi di un gioco di società

A differenza di quanto accade nell’universo adulto, dove leggiamo spesso per il piacere di leggere, l’infanzia è dunque contraddistinta da un anelito verso l’immediato che si traduce nel rigetto di tutto quanto non possa immediatamente venire trasferito nel campo della vita vissuta.

La storia del leone che non sapeva scrivere si propone di mostrare ai giovani lettori come la Cultura (con la c maiuscola) possa spesso avere un’utilità imprevista e, come in assenza di nozioni specifiche, ci troviamo spesso costretti a delegare (malamente) le nostre volontà a terzi.

La storia del leone che non sapeva scrivere, trama e struttura del libro

Ideato da M. Baltscheit e illustrato da M. Boutavant, La storia del leone che non sapeva scrivere narra delle peripezie di un leone analfabeta, inizialmente convinto della totale inutilità dell’espressione scritta e presto costretto a ricredersi.

In qualità di “re della foresta”, munito di forza, artigli, denti aguzzi e di un terribile ruggito, il leone protagonista della vicenda ritiene infatti il saper leggere e scrivere alla stregua di una perdita di tempo, dato che le sue caratteristiche fisiche sopperiscono perfettamente alla lacuna e che si trova in grado di esercitare il suo potere senza il bisogno di “perdere tempo” sui libri.

La prospettiva muta drasticamente il giorno in cui il leone scorge una leonessa appollaiata su un albero, intenta a leggere un libro con tanto trasporto da riuscire ad instillare immediatamente una sorta di rimorso nell’animo del nostro eroe.

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Innamorato perdutamente della leonessa, il leone percepisce infatti una sorta di “divario culturale” tra i due e rimpiange la sua iniziale avversione verso la scrittura, dato che, per conquistare il cuore di un animale tanto colto, sarebbe sicuramente servita una stupenda lettera d’amore.

Fermamente convinto a cercare di conquistare lo stesso le grazie dell’amata, il leone si reca allora presso gli altri animali della savana, chiedendo loro di scrivere una lettera d’amore da indirizzare e spedire alla leonessa.

Il problema è che la scimmia, l’ippopotamo, lo scarabeo, la giraffa e il coccodrillo non possono ovviamente leggere nel cuore del leone e si limitano a scrivere su ciò che conoscono, mancando inevitabilmente il bersaglio e spingendo il leone a stracciare le varie lettere.

Il leone che non sapeva scrivere

Una scimmia, cioè, non potrà mai comprendere fino in fondo ciò che piace ad un leone, per cui, al momento di scrivere un’epistola amorosa ad una leonessa, si limita a parlare di banane, salti sulle liane e di tutto ciò che definisce il suo universo emotivo.

Completamente disperato a seguito degli infiniti fallimenti, il leone vaga per la savana urlando il suo malcontento e rivendicando la reale natura di quei sentimenti amorosi che sono rimasti inespressi per via dell’analfabetismo.

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In quel momento, la leonessa lo sente, gli domanda perché non le avesse detto a voce quello che provava e lo invita a salire con lei sul ramo sul quale si trovava ancora appollaiata.

Proprio il catartico finale, interamente votato verso l’interiorità, muta in parte la prospettiva de La storia del leone che non sapeva scrivere ed introduce i giovani lettori all’interno di un nuovo universo semantico.

La storia del leone che non sapeva scrivere: un libro che contiene un’infinità di significati morali

Se fino a quel momento, La storia del leone che non sapeva scrivere si configurava come un inno alla Cultura e all’apprendimento (e in parte continua ad esserlo), il finale spiega ai bambini come la presenza di un gap culturale non debba necessariamente tradursi in un complesso di inferiorità, dato che esistono sentimenti in grado di spingersi oltre la cultura e di porsi come universali in senso assoluto.

Pur tenendo saldi i punti cardine rappresentati, La storia del leone che non sapeva scrivere insegna infatti che l’amore trascende ogni barriera culturale o “di classe” e che la nobiltà d’animo può agevolmente superare ogni barriera linguistica o espressiva.

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Pur trovandosi a disagio per via della sua presunzione iniziale e per l’assenza di nozioni, il leone è comunque animato da ottimi propositi e nobili sentimenti, immediatamente riconosciuti dalla leonessa che, evidentemente, non si cura del divario culturale tra i due e desidera instaurare un fecondo rapporto con leone, in barba al suo analfabetismo.

Questa complessa (solo in apparenza) savana morale presente ne La storia del leone che non sapeva scrivere chiarisce dunque, da un lato, l’importanza di nozioni che ci sembrano apparentemente “inutili” e non legate al nostro contesto attuale, ma invita, dall’altro, a non crucciarsi troppo per gli errori commessi, dato che la moralità riesce a trovare canoni espressivi imprevisti e che, per imparare, c’è sempre tempo.

Dedicato a tutti quei bambini che reputano inutili la matematica o la scrittura, La storia del leone che non sapeva scrivere è dunque un invito a fare tesoro dell’apprendimento e a saper mettersi in gioco, anche quando i nostri limiti ci sembrano invalicabili.

Da leggere ai bambini alle prese con le prime vere nozioni (intorno ai 5 anni), La storia del leone che non sapeva scrivere è una superba fiaba moderna che dipinge ai giovani lettori un affresco chiaro e immediato di una condizione difficilmente esprimibile in modo astratto e che merita, assolutamente, di trovare un posto d’onore in un’ideale biblioteca per l’infanzia.

Leggendo La storia del leone che non sapeva scrivere, insegnerete in modo divertente ai vostri figli che, al mondo, non esistono nozioni inutili in senso assoluto e che, comunque, non esistono nemmeno lacune talmente abissali da non poter essere superate con la forza dei sentimenti.

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La storia del leone che non sapeva scrivere. Ediz. a colori
  • Martin Baltscheit
  • Giunti Editore
  • Copertina rigida: 40 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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