La zuppa del coraggio, parabola delle paure infantili

La zuppa del coraggio
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La zuppa del coraggio rappresenta una di quelle divertenti varianti sul tema del “viaggio di scoperta” che, fin dai tempi del Mago di Oz, descrivono alla perfezione il modo in cui ci approcciamo a noi stessi e alla ricerca di qualità solo apparentemente assenti.

Ideale da leggere ad un pubblico di lettori alle prese con paure e insicurezze, La zuppa del coraggio descrive alla perfezione la parabola del bambino di fronte ai suoi terrori; parabola che inizia con la fiducia nel potere altrui e che culmina con la scoperta di qualità interiori impreviste.

Se il bambino piccolissimo tende generalmente a lenire le proprie ansie facendo affidamento su una sorta di fiducia in quello che gli viene detto dai genitori (e spesso con l’ausilio di feticci ed oggetti fisici), il processo di crescita porta il bambino a farsi un’idea autonoma del mondo e ad abbandonare tutti quegli ausili, dai presunti poteri magici, che avevano contraddistinto i suoi primissimi anni di vita.

Posto di fronte ad un terrore irrazionale, il bambino piccolo, cioè, ritiene in cuor suo di non poter affrontare in maniera autonoma la paura del buio (o dei mostri o di qualunque altra cosa gli provochi spavento) e richiede l’aiuto di mamma e papà per potersi tranquillizzare.

Il suddetto aiuto si esplica, generalmente, nel dono di un piccolo oggetto dai poteri ultraterreni e in una narrazione che spieghi al bambino come sconfiggere ciò che gli fa più paura.

Man mano che il bambino cresce, viene a cadere, da un lato, la fiducia assoluta nella narrazione genitoriale e il piccolo comprende di dover fronteggiare le proprie paure in modo autonomo, facendo leva sulla sua esperienza e sulla sua razionalità, entrambe assenti in un primissimo tempo.

Proprio la capacità di “farcela da solo” sancisce un discrimine nella crescita e la recisione di un ulteriore metaforico cordone ombelicale che portava il bambino a guardare il mondo con il filtro dell’opinione di mamma e papà.

Se il piccolo ha paura, per esempio, dei vampiri, cercherà dapprima di farsi spiegare da mamma e papà come evitare di venire morso sul collo, si farà dare un feticcio in grado di consentirgli l’addormentamento nel momento in cui è solo e più vulnerabile (evitate le collane d’aglio, consiglio spassionato) e crederà ciecamente a tutto quello che gli verrà detto sulla materia, scambiandovi per novelli Van Helsing ed affidando proprio alla sua fiducia in voi le possibilità di”salvezza”.

Crescendo, il bambino inizia a mettere in dubbio i vostri racconti, il che lo rende più esposto alle sue paure (è solo una fase!), salvo poi riuscire da solo a domare le sue ansie, fino alla scoperta finale del proprio coraggio e all’abbandono del feticcio.

La zuppa del coraggio descrive alla perfezione una parabola piuttosto comune ai bambini, mostrando una sorta di viaggio d’avventura del protagonista che scandisce le tappe dello sviluppo emotivo infantile.

 

La zuppa del coraggio, in cammino verso se stessi

La zuppa del coraggio è la storia di un piccolo procione alle prese con una serie di smisurati terrori che gli impediscono di condurre un’esistenza serena nel bosco, dato che Oliver si spaventa per il buio, per la solitudine, per le novità e persino per la sua stessa ombra.

Vedendolo piuttosto affranto, una volpe di nome Zak comprende che a Oliver serve un po’ di coraggio e lo invita a bere la fatidica “zuppa del coraggio” che Grande Orso sta preparando in un gigantesco pentolone.

Per completare la zuppa del coraggio manca tuttavia un ingrediente segreto che, guarda caso, si trova in una scatola custodita da un mostro, che vive in una grotta collocata in cima ad una montagna, al termine della “foresta proibita”.

Alla sola idea di affrontare quello spaventoso viaggio, Oliver inizia a tremare, ma i suoi amici accorrono in suo aiuto porgendogli un’armatura, una zattera e un bastone, utili (rispettivamente) a combattere le bestie feroci, a cibarsi, a dragare il fiume e a sconfiggere il mostro nella grotta.

Dopo che Oliver ha iniziato il suo viaggio, i suoi amici vengono colti da atroci dubbi relativi alle sorti del piccolo procione e decidono di seguirlo nella foresta, dove incontrano gli oggetti abbandonati e iniziano a temere il peggio.

In realtà Oliver si era liberato dell’armatura per essere più leggero, del cibo perché aveva trovato frutti commestibili e della zattera perché aveva trovato un passaggio sospeso sul fiume.

Giunto infine all’interno della grotta, dopo altre peripezie, Oliver si trova faccia a faccia col mostro ed inizia a nascondersi per la paura, non accorgendosi subito che il temibile mostro dalle sembianze umane è più spaventato di lui.

Dopo una breve trattativa, il mostro acconsente a dare ad Oliver la fatidica scatola con l’ingrediente per la  zuppa del coraggio e il procione, seguito dai suoi amici, ripercorre il cammino a ritroso.

Giunto nuovamente da Grande Orso, Oliver scopre che la scatola era in realtà vuota e rimane per un attimo deluso, fino a quando l’orso non gli confessa che la zuppa del coraggio si chiama così solo perché viene offerta agli animali coraggiosi e Oliver lo è sicuramente.

 

La zuppa del coraggio, un lungo viaggio di scoperta

Come ampiamente premesso, La zuppa del coraggio di Maryann Cocca Leffler è un’opera davvero divertente e azzeccata, in grado di cogliere alla perfezione i tratti peculiari del percorso di crescita in relazione alla paura.

Specchio fedele di un percorso piuttosto comune, La zuppa del coraggio si inserisce a pieno titolo in quel solco dei grandi classici che mostrano al bambino l’importanza dell’agire autonomo e della scoperta, per renderli consapevoli delle loro intrinseche virtù latenti.

Da leggersi tutto d’un fiato, grazie ad un incedere narrativo agile e molto ben orchestrato, La zuppa del coraggio probabilmente non lenirà tutti i terrori dei vostri figli, ma li renderà consapevoli di quanto la soluzione ad ogni problema risieda dentro di loro e di quanto, un giorno, riusciranno a vincere ogni timore anche in assenza di filtri e feticci.

 

La zuppa del coraggio
  • Maryann Cocca Leffler
  • Il Punto d'Incontro
  • Copertina flessibile: 32 pagine

 

 

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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