L’albero di Shel Silverstein: storia di un amore puro

L’albero
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Frutto del genio di Shel Silverstein (poeta, musicista e vignettista), L’albero è una di quelle storie che riesce ad assurgere allo status di “capolavoro” pur non rispettando alcuno dei canoni che contraddistinguono le storie illustrate per bambini.

Illustrato secondo parametri in linea con il mondo della vignetta, composto con un linguaggio piuttosto profondo e munito di un significato morale ed emotivo estremamente permeante, L’Albero è comunque uno dei migliori libri per bambini che io abbia mai letto, in barba al fatto che, ad una prima occhiata, non sembri affatto un’opera dedicata all’infanzia.

Una volta superati i piccoli scogli grafici e letterari che connotano l’opera, L’albero si mostra infatti per quello che è; vale a dire, una superba fiaba, dagli echi “Wildiani”, adatta ad un pubblico di lettori compresi tra i 4 e i 99 anni.

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Proprio come accade per le migliori narrazioni, L’albero è infatti una sorta di mosaico emotivo, che rivela nuovi significati man mano che l’età del lettore aumenta, di pari passo con quella del protagonista del libro; anch’egli soggetto ad una lunga parabola umana che ne muta desideri e inclinazioni.

Tema centrale de L’albero è il rapporto d’amore, marcatamente unilaterale, tra un albero ed un bambino; rapporto che assume contorni e sfaccettature differenti al variare dell’età del protagonista e che vede, per tutta la durata della storia, l’arbusto intento a donare incondizionatamente tutto l’amore del quale dispone, a prescindere dal fatto che venga ricambiato o meno, nel corso delle varie fasi della vita dell’uomo.

Metafora della genitorialità e dell’altruismo assoluto, l’albero della vicenda vive in funzione della felicità del suo amico, senza curarsi troppo dei propri desideri e senza mai osare chiedere nulla in cambio, quasi come se affidasse alla clemenza della controparte la sua possibilità di essere a sua volta felice.

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Esattamente come i genitori depongono spesso i loro interessi e i loro aneliti, pur di vedere contenta la propria prole, così l’albero dona a piene mani tutto quanto risulta in suo possesso per vedere felice il suo amico, rimanendo per sempre ancorato alla reminiscenza di quella primissima infanzia in cui il loro rapporto risultava fecondo e paritario e sognando, un giorno, di poter trascorrere di nuovo del tempo insieme al bambino, ormai cresciuto e invecchiato.

In questo senso, L’albero rappresenta una dolorosa e calzante metafora di tutti quei genitori che, dopo aver “dato tutto” per i propri figli, si accontenterebbero solo un po’ di compagnia, per rinverdire i fasti di quella prima infanzia in cui i bambini pendevano letteralmente dalle loro labbra e riuscivano a soddisfare tutti i loro bisogni emotivi senza dover cercare altrove nuovi stimoli.

 

L’albero, storia di bisogni che mutano col trascorrere del tempo

L’albero è la storia d’amore tra una pianta e un bambino; amore che si consuma quotidianamente in un bosco e che vede il piccolo intento a raccogliere le foglie dell’albero, ad arrampicarsi sul suo tronco , a dondolarsi sui rami, a mangiare le mele che l’albero produce, traendo da tutte quelle attività il massimo piacere e la massima felicità.

Il bambino ama il “suo” albero perché gli offre tutto ciò di cui ha bisogno per nutrire la sua fantasia e il suo fisico e, di converso, l’albero ama il bambino perché in sua compagnia trascorre momenti lieti, sentendosi amato e coccolato.

Quando il tempo passa e il bambino diventa un ragazzo, il loro rapporto muta profondamente, dato che ormai, il giovane trascorre sempre meno tempo in compagnia del suo albero e si reputa ormai troppo grande per arrampicarsi sul tronco e dondolarsi sui rami.

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Quando l’albero invita il fanciullo a giocare con lui, il ragazzo gli risponde che le sue esigenze sono mutate e che ora ha bisogno di soldi per comprarsi oggetti.

Ovviamente non disponendo di contante, l’albero invita il ragazzo a raccogliere le sue mele per rivenderle, di modo da potersi guadagnare i soldi che gli occorrono.

Dopo una lunga e dolorosa assenza, il ragazzo, ormai diventato un uomo, si ripresenta al cospetto dell’albero, dicendogli che ora desidera avere una famiglia e che, per questo, gli serve una casa.

Senza titubanze, l’albero lo invita a tagliare i suoi rami, di modo da poter ricavare del legno per costruire una dimora.

Il protagonista della vicenda si ripresenta dal suo albero quando è ormai anziano e sostiene di essere ormai troppo vecchio per giocare e che il suo unico desiderio è quello di solcare il mare per andarsene via da tutto e da tutti.

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L’albero invita il signore a tagliare il suo fusto, così da poterne ricavare una barca con la quale realizzare il suo nuovo desiderio.

L’ultimo incontro tra il bambino ormai vecchio e l’albero, vede la pianta (ormai ridotta ad un ceppo privo di fusto e rami) dire al suo amico di non potergli più dare nulla, dato che non gli è rimasto niente.

Con grossa sorpresa dell’albero, il vecchio dice di non aver più bisogno di molto, fatta eccezione di un posto dove riposare e si siede sul ceppo dell’albero, per la gioia di entrambi; ormai pronti a trascorrere insieme il loro crepuscolo.

 

L’albero, la dolcezza in fondo al tunnel

Storia a tratti crudele e piuttosto realistica, L’albero regala una redenzione finale con l’immagine del vecchio che, esaurito il ciclo dei suoi bisogni e delle sue necessità, chiude il cerchio in compagnia del suo albero.

Una volta sottratto al turbinio della vita e delle sue infinite necessità, il vecchio compie una sorta di ritorno alla sua infanzia, quando tutto era semplice e quando la compagnia di un albero poteva rappresentare la massima felicità auspicabile.

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Oltre ad essere una profonda riflessione sul valore della genitorialità, L’albero è una sottile metafora sul senso della vita stessa e sul nostro perdere di vista l’essenziale e i nostri affetti per soddisfare una serie di necessità e bisogni che ci allontanano dal bambino che vive in noi.

In quest’ottica, “saper tornare bambini” significa saper gioire delle piccole cose, senza la paura di sentirsi troppo cresciuti per rendere felici coloro che amiamo.

Davvero ideale per qualunque fascia anagrafica, L’albero è una di quelle letture che ci accompagnano per tutta la vita e che ci fanno riflettere sul bisogno di non prendere mai davvero le distanze dal nostro bambino interiore e da tutti coloro che sono felici solo nel vederci felici.

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L'albero. Ediz. illustrata
  • Shel Silverstein
  • Salani
  • Copertina rigida: 64 pagine

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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