Mangerei volentieri un bambino, i bambini e l’ansia di crescere

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Mangerei volentieri un bambino è una simpatica fiaba che si rivolge in modo esplicito a tutti quei bambini che, in virtù della loro rinnovata consapevolezza fisica e morale, vengono pervasi da un’ansia di crescere quasi titanica e che anelano a spingersi oltre le loro reali potenzialità

Intorno al quarto anno di età, il bambino cessa infatti di percepirsi come una creatura non del tutto autosufficiente e desidera cimentarsi con sfide sempre più complicate, per mostrare ai genitori e ai suoi coetanei il superamento concreto della primissima infanzia e il conseguente ingresso nel mondo dei “bambini grandi”.

mangerei bambino

Tutto questo si traduce, molto spesso, con inevitabili sconfitte che fungono da lezione e da stimolo per lo stesso bambino, ben disposto a rivedere le sue aspirazioni e a trarre giovamento da un’esperienza tanto comune, quanto inevitabile.

La maggior parte delle ansie infantili legate alle crescita precoce risulta tuttavia innocua (a meno che il bimbo non salti nel bel mezzo della cascate del Niagara per mostrare il suo coraggio) e destinata a scemare, man mano che una rinnovata consapevolezza mostra ai più piccoli tutti i vantaggi della loro reale condizione anagrafica.

Mangerei volentieri un bambino mostra esattamente questa condizione “di mezzo” che prevede il bambino alla stregua di un esserino del tutto consapevole della sua singolarità e perennemente proiettato verso il futuro e verso una tipologia di imprese che di solito si addicono agli adulti.

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Sfruttando alla perfezione la metafora dell’alimentazione e lasciando che sia un piccolo coccodrillo a rappresentare gli aneliti infantili, Mangerei volentieri un bambino parla al bambino dicendogli di non aver fretta di crescere, senza comunque screditare quell’esperienza diretta che funge da metro per i successi o gli insuccessi dei piccoli.

Proprio la proverbiale differenza tra idea e azione porterà infatti il piccolo coccodrillo a comprendere quanto era già stato spiegato a parole dai suoi genitori e a giungere a più miti consigli.

 

Mangerei volentieri un bambino, storia di un pranzo insolito

Mangerei volentieri un bambino inizia con la rappresentazione di un cucciolo di coccodrillo intento a gustarsi un’ottima colazione a base di banane sotto lo sguardo compiaciuto di mamma e papà, lieti di constatare l’armoniosa crescita del loro figliolo e pronti a riempirlo di complimenti.

Una mattina come le altre, tuttavia, il piccolo Achille si rifiuta di mangiare le sue banane e dichiara apertamente che vorrebbe mangiare un bambino.

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La mamma, piuttosto basita, tenta inizialmente di far pervenire Achille a più miti consigli, ricordandogli che nella piantagione di banane dove abitano crescono banane e non bambini.

Dato che l’ostinazione del piccolo coccodrillo è ormai divenuta difficile da scalfire, papà coccodrillo ritorna da villaggio con una gigantesca salsiccia, nella speranza che un’abbuffatta di carne possa far dissuadere Achille dai suoi propositi.

Dato che l’espediente fallisce miseramente, papà e mamma tentano di far leva sulla “gola” del bimbo e gli preparano una deliziosa torta al cioccolato con l’intento di farlo desistere dalla sua stupida idea.

Nemmeno la torta raggiunge tuttavia il suo scopo e Achille, ormai nervoso a causa della fame e del desiderio di mangiarsi un bambino, decide di recarsi al fiume per farsi un bagno, mentre i genitori singhiozzano perché il loro amato figliolo non vuole più mangiare.

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Per ironia della sorte, nei pressi del fiume, Achille scorge una bambina intenta a giocare con una barchetta giocattolo e, vedendo in lei l’incarnazione dei suoi desideri alimentari, prova ad attaccarla dopo una breve fase di appostamento.

Tuttavia, la bimba è molto più grande e più forte di Achille (già piccolo di suo e provato dalla fame), per cui, il povero coccodrillo diventa una sorta di gioco per la bimba, che gli fa il solletico fino a quando la novità non perde attrattiva ai suoi occhi.

Gettato in acqua dalla bimba, Achille torna a casa quando è ormai ora di cena e chiede ai suoi genitori delle banane da mangiare per poter diventare grande.

 

Mangerei volentieri un bambino, una metafora dell’infanzia

Davvero ben scritto e ben illustrato, Mangerei volentieri un bambino, opera di Dorothée de Monfreid e di Sylvianne Donnio,  rappresenta una delle metafore sugli aneliti dell’infanzia più azzeccate (e più garbate) mai scritte.

Lontano tanto dai toni moralizzanti di molte produzioni, tanto da volontà irrisorie fini a sé stesse, Mangerei volentieri un bambino si prende infatti gioco del bambino e dei loro genitori in modo delicato ed educato, portando entrambi i termini della dicotomia a ridere di gusto una volta che la lettura dell’albo è terminata.

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Lasciando al bambino il diritto di voler sperimentare in prima persona le sue alte aspirazioni, fino a sbatterci proverbialmente la testa, Mangerei volentieri un bambino accompagna i più piccoli nei meandri di una metafora perfetta, dove la “lezione” viene appresa sul campo e dove il ritorno a casa con la coda tra le gambe è logica conseguenza delle stesse ansie infantili.

Lettura perfetta per i bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni (volendo, anche oltre), Mangerei volentieri un bambino è dunque un albo imperdibile che fornirà al bimbo un ritratto fedele delle sue smanie e ai genitori una valida rappresentazione delle loro assurde paure di fronte alla crescita dei figli.

Mangerei volentieri un bambino. Ediz. illustrata
  • Dorothée de Monfreid, Sylviane Donnio
  • Babalibri
  • Copertina flessibile: 26 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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