Non voglio andare a scuola, storia di un repentino cambio di idee

Non voglio andare a scuola
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Non voglio andare a scuola è un breve testo dagli intenti palesemente didattici che si rivolge ad un pubblico di bambini molto piccoli, con l’intento di lenirne le ansie legate all’inizio delle lezioni e al distacco dalla sfera familiare.

Per chi non la conoscesse, Stephanie Blake è un’autrice per l’infanzia che affida ad un piccolo coniglio, di nome Simone, il ruolo di portavoce per svariati messaggi di tipo morale e didascalico e che impiega sempre il suddetto animaletto come Cavallo di Troia per rendere accettabile, agli occhi dei bambini, tutto quanto risulta inaccettabile in astratto.

Tutti i testi della Blake si compongono quindi di avventure piuttosto stilizzate in cui Simone si trova generalmente ad essere riluttante nei confronti di una data azione, fino al momento in cui l’esperienza diretta con la realtà dei fatti porta il coniglio a ricredersi e ad imboccare in modo spontaneo la proverbiale “strada giusta”.

Non voglio andare a scuola testo infanzia

Il messaggio di fondo che pervade l’intera opera dell’autrice è legato al fatto che le cose che intimoriscono i bambini non sono poi brutte quanto appaiono (comprese le visite dal dentista) e che, una volta superate le remore, i piccoli saranno felici di aver vinto le iniziali paure e di aver fatto nuove esperienze.

Non voglio andare a scuola non fa ovviamente differenza (dato che la Blake è un’ottima autrice, ma sicuramente non destinata a vincere un premio per il suo eclettismo) e segue fedelmente il rodatissimo schema, applicandolo al temutissimo ingresso del piccolo nei meandri della temibile scuola.

Nonostante Non voglio andare a scuola riferisca la sua narrazione alla scuola primaria, con chiari riferimenti allo studio dell’alfabeto e ad altre attività da “grandi”, premetto subito che il libro si adatta molto meglio alle esigenze di un bambino pronto ad iniziare la scuola materna che non ad uno che ha appena concluso l’asilo.

La semplicità della narrazione, la presenza di un personaggio iconico solo per la primissima infanzia e la rappresentazione di ansie tipiche di un treenne (e non certo di un bambino di sei anni) rendono infatti l’opera piuttosto efficace solo se riferita ad un pubblico di bambini in procinto di iniziare la scuola di infanzia e assolutamente non adatta ai bambini ormai cresciutelli.

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In caso vogliate dunque acquistare Non voglio andare a scuola per vostro nipote o a vostro cugino, in procinto di iniziare la scuola primaria, lasciate decisamente perdere e destinate l’albo ad un altro bambino di vostra conoscenza molto più piccolo e ingenuo, prima di perdere per sempre la stima e il rispetto del nipotino o del cuginetto.

Detto questo, una volta inserita la lettura nel filone dei “libri per bambini di tre anni”, Non voglio andare a scuola risulta piuttosto gradevole e ampiamente in grado di rispecchiare le paure di quei bambini che associano la scuola a qualcosa di mostruoso e disumano, per via di una reale esperienza diretta.

Non voglio andare a scuola, storia di un coniglio riluttante

Non voglio andare a scuola si apre con un tenero quadretto familiare, comprensivo di mamma e fratellini intenti a disegnare, la cui l’armonia viene interrotta dalla genitrice, volenterosa di ricordare al bambino più grande che domani è il primo giorno di scuola.

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Molto infastidito dall’idea, Simone (questo il nome del protagonista) ribatte con un laconico “No, non voglio!” all’ottimismo della madre e trasforma la categorica frase in una sorta di mantra che ripete, a spron battuto, ogni volta in cui qualcuno tenta di descrivergli la scuola come una sorta di paradiso terrestre.

Per quanto anche il papà cerchi di mostrare a Simone i vantaggi della frequenza scolastica, il piccolo coniglio non ne vuole infatti sapere e ripete a nastro la frase che diventerà la sua unica forma di espressione orale (o quasi) per tutto il libro.

Non voglio andare a scuola

Dopo una notte travagliata, al mattino le cose non cambiano e anche il tragitto verso la scuola è contraddistinto da un netto rifiuto della situazione che si sta andando a generare.

Una volta giunto a scuola ed aver pianto tutte le lacrime che doveva piangere, Simone inizia tuttavia a divertirsi e a giocare con i suoi nuovi compagni, fino al punto in cui, giunta l’ora di tornare a casa, il coniglio ripete il suo ormai celeberrimo “No, non voglio!” con un senso del tutto differente.

Non voglio andare a scuola, un’opera per bambini e adulti

Tralasciando il finale palesemente estremizzato, dato che non esiste alcun bambino al mondo che dopo il primo giorno di scuola non corra tra le braccia di mamma e papà , Non voglio andare a scuola è in realtà un libro che si rivolge tanto ai bambini, quanto ai loro genitori.

Se, da un lato, Non voglio andare a scuola mostra infatti al piccolo lettore la natura effimera delle sue ansie verso l’ignoto, dall’altro, il libro invita implicitamente i genitori a non tormentare i piccoli con inutili fiumi di parole.

Una volta stabilito che il bimbo è spaventato dall’idea di iniziare la scuola e che non vi è modo alcuno di convincerlo del contrario, non c’è ragione alcuna per continuare a ricordare al bambino la fatidica scadenza e per rovinargli momenti felici con mille raccomandazioni inutili.

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I bambini molto piccoli tendono a cambiare idea solo dopo aver esperito in prima persona la natura delle cose e, in quest’ottica, tutte le raccomandazioni proferite da mamma e papà coniglio appaiono piuttosto fastidiose, oltre che assolutamente inutili.

Come tutti i bambini, Simone ha bisogno di comprendere in prima persona cosa sia esattamente la scuola e non c’è racconto astratto che tenga, per cui, sarebbe più saggio che i suoi genitori la smettessero di cercare di rincuorarlo nel modo sbagliato e gli lasciassero vivere le ultime ore di “libertà” senza tediarlo ogni tre minuti.

Versante genitoriale a parte, Non voglio andare a scuola rappresenta (ripeto) un’opera piuttosto azzeccata se riferita ad un pubblico di bambini di tre anni e davvero fuori tema se si desidera lenire le ansie di un bambino di sei, tanto per il linguaggio impiegato, quanto per la natura dei contenuti.

Se dunque vostro figlio teme con orrore il giorno in cui dovrà andare alla scuola materna, provate a comprargli Non voglio andare a scuola e a leggerglielo con pazienza: è molto probabile che il libro non fugherà tutte le sue ansie, ma farà sicuramente un effetto migliore rispetto ai mille sermoni astratti con il quale si tenta di convincere i bambini ad accettare qualcosa di inaccettabile.

Non voglio andare a scuola. Ediz. illustrata
  • Stephanie Blake
  • Babalibri
  • Copertina flessibile: 32 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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