Quando sarò grande, un’opera sulla paternità e sul concetto di possibile

Quando sarò grande

Last Updated on 25 Maggio 2018 by Maestra Sara

Avete presente il lirismo idealista di Mi vorrai sempre bene, mamma? Bene, è mio dovere informarvi che esiste una versione dell’opera tutta al maschile, intitolata Quando sarò grande.

Il mondo degli autori d’infanzia si divide sostanzialmente in due categorie: quelli che spaziano su differenti tematiche ed argomenti, senza mai perdere la loro grazia e quelli che, invece, si focalizzano su un unico messaggio e lo rielaborano di continuo, fino a scavare nei meandri di dettagli apparentemente inafferrabili.

Astrid Debordes appartiene sicuramente a questa seconda categoria: la nota autrice francese eccelle, come pochi altri, nel rappresentare il mondo dei sentimenti familiari con una componente poetica, in grado di suscitare il pianto nei lettori adulti e di aprire universi emotivi agli occhi dei giovani lettori.

Quando sarò grande libroRegina dei sentimenti e dell’amore familiare, Astrid Desbordes si è da qualche anno focalizzata sulla stesura di semplici vicende che portano in dote una componente emotiva enorme e che chiariscono in modo immediato la natura dei sentimenti che legano i membri di un determinato nucleo familiare tra di loro.

Quando sarò grande è la storia di un bambino che osserva le rondini migrare, dalla spiaggia in riva al mare e che chiede al suo papà se gli toccherà mai in dote un identico destino, costellato di viaggi, avventure e scoperte.

Anziché lasciar cadere la questione o relegarla all’ambito delle fantasticherie infantili, il papà di Ettore gli risponde che, quando sarà grande, potrà andare anche più lontano, a patto che lo desideri davvero.

L’infinito orizzonte di possibilità che si staglia davanti ad Ettore porta il bambino, come spesso accade, da un lato a fremere d’ansia per quell’ipotetico lungo viaggio da compiere e, per contro, a tremare di paura per via delle possibili insidie che il piccolo potrebbe incontrare lungo il suo cammino.

Il ritmo delle domande si fa allora sempre più incalzante e Ettore comincia a manifestare la natura dei suoi timori al papà, chiedendogli cosa ne sarà di lui quando si alzerà il vento, quando le onde lo bagneranno, quando scenderà la notte, quando avrà paura, si sentirà solo o troppo piccolo.

Ad ogni singola domanda il papà di Ettore risponde cercando di infondergli coraggio e riducendo i suoi timori al rango di mera ipotesi, priva di valore assoluto e necessariamente relativa.

In sostanza, il papà di Ettore spiega garbatamente al figlio che quando le onde lo bagneranno non dovrà temere nulla, dato che sarà solo acqua; quando il bambino si sentirà piccolo, dovrà ricordarsi di essere grande dentro; quando sarà triste, sarà sufficiente camminare un po’ per ritrovare la quiete e così via, fino fugare ogni paura.

Quando sarò grande termina con Ettore che chiede al papà se sia davvero sicuro del fatto che, un giorno, il bambino riuscirà a fare un viaggio così lungo.

Con la sua consueta quiete interiore, ormai divenuta proverbiale, papà risponde di non avere fretta, che c’è tutta la vita lì davanti ad attenderlo.

 

Quando sarò grande, un’opera sulla paternità

Strutturato secondo coppie di pagine composte da singole dicotomie (come accadeva in Mi vorrai sempre bene, mamma?), Quando sarò grande è un’opera profondamente simile e al tempo stesso differentissima dalla sua “cugina al femminile”.

Se, infatti, Mi vorrai sempre bene, mamma? procede secondo un andamento legato ad una sintesi simbolica (in cui non esiste mai reale conciliazione tra gli opposti, ma solo eterna convivenza), qui il filo narrativo si fa profondamente dialettico, quasi a voler sottolineare il passaggio tra una dimensione emotiva (rappresentata dalla mamma) ad una più razionale, simboleggiata dal papà.

In sostanza, se la mamma spiega al bimbo come continuerà ad amarlo a prescindere dalle condizioni e dalle manifestazioni esteriori, senza mai superare davvero la natura degli opposti, il papà di Astrid Desbordes mostra invece al piccolo Ettore la transitorietà della sue paure e la necessità di superarle mediante l’uso della razionalità.

Quando sarò grande libro per bambini piccoli

Premesso che l’equazione che prevede la madre come l’elemento emotivo nella vita del piccolo e il padre come la componente razionale è sicuramente semplicistica, l’espediente impiegato dalla Desbordes riesce comunque nell’intento di confezionare una superba opera sulla paternità e un ulteriore distillato ideale in grado di fungere da specchio per tutti i papà del mondo.

Leggendo Quando sarò grande, ogni papà si riconosce immediatamente in quel ruolo che lo vede intento a lenire le paure dei suoi figli e ad infondere quella calma, proveniente dall’esperienza, della quale il bimbo farà un giorno tesoro.

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Per questo motivo, Quando sarò grande è principalmente un’opera sulla paternità e sulla funziona consolatoria della razionalità; unico elemento in grado di portare il bambino a guardare il mondo con occhi differenti e a ridimensionare le sue paure.

 

Quando sarò grande, tra ansia e desiderio

Oltre ad offrire il consueto distillato ideale della genitorialità, Quando sarò grande rivela molti aspetti sulla natura dei bambini, ai quali è chiaramente rivolto e ai quali parla in modo diretto, mediante la genesi di un ulteriore specchio emotivo.

Quando sarò grande è infatti la storia di un bambino che, come ogni altro bambini, percepisce in modo contraddittorio il concetto di possibilità e che vede lo spianarsi di un cammino ideale ostacolato da mille difficoltà e insidie.

Quando sarò grande libro per bambini

Tutto ciò che rientra nella categoria del “possibile” porta infatti in dote un senso di ambivalenza nei più piccoli, divisi tra l’ansia di vedere il possibile realizzato e il timore che la suddetta possibilità non si realizzi mai a pieno.

Se avete dei figli in età prescolare avrete senz’altro notato come ad ogni proposta (andiamo al mare? ti va se facciamo un viaggio tutti insieme?) corrisponda un misto di entusiasmo e preoccupazione, perfettamente racchiuso nelle mille domande che i bimbi ci pongono sulla natura del luogo verso il quale siamo diretti.

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Tutto ciò accade perché i bambini piccoli temono, per loro stesso natura, l’ignoto e ne sentono in egual misura attratti: il bambino vuole scoprire il mondo, ma teme che il mondo possa nascondere insidie al di fuori della sua portata e, per questo, chiede continue conferme volte a dare un volto al possibile.

In tal senso, Quando sarò grande rappresenta, da un lato, una raffigurazione attendibile dell’animo infantile e, dall’altro, una piccola guida su come rincuorare i nostri figli, senza per questo spingerli all’azione impulsiva.

libro per bambini Quando sarò grande

Il libro ricorda infatti (già dal titolo italiano, quello originale è profondamente diverso “Ce que papa m’a dit”) come il possibile vada reso reale solo quando i tempi sono maturi e solo quando le istruzioni paterne potranno incarnarsi in un viaggio vero e proprio.

Dedicato a tutti i papà (e non solo) del mondo, Quando sarò grande è dunque l’ennesimo capolavoro di un’autrice che, come pochi altri, ha deciso di indagare la natura dei sentimenti ed è riuscita a specializzarsi nelle emozioni fino a scavarle profondamente dal loro interno.

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Quando sarò grande. Ediz. a colori
  • Desbordes, Astrid (Author)