Storie divertenti per bambini, quando ridere fa bene alla crescita

Storie divertenti per bambini
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Oggi ho deciso di scrivere un post interamente dedicato alle migliori storie divertenti per bambini, non perché il resto della letteratura di infanzia si trovi ad essere cupo o pervaso dal senso del tragico, ma per porre in risalto alcune letture dove l’accento sulla componenti ironica e umoristica risulta decisamente più marcato.

Premesso che quasi tutte le letture dedicate agli anni della scuola di infanzia si trovano ad essere più o meno simpatiche e allegre (o quantomeno aspirano ad esserlo), la mia intenzione è cioè quella di porre in risalto alcune storie divertenti per bambini tout court, cercando di prescindere dalla componente didascalica o didattica, che trova comunque pieno sbocco nell’umorismo stesso.

A prescindere dal movente specifico o dalla contingenza che ha originato il libro, leggere storie per bambini divertenti, senza troppi secondi fini (almeno a livello esplicito), porta in dote una componente catartica che aiuta il bimbo a ridere di sé e delle situazioni buffe che compongono il mondo.

Bambino che ride

Esattamente come accade per gli adulti, anche i bambini hanno bisogno del senso del comico per affrontare la vita con maggiore slancio e per sdrammatizzare tutto quanto può sembrare gravoso ai loro occhi, in virtù di una serietà che poco si addice alla loro età.

Fin dai tempi antichi, ridere di gusto ha rappresentato una sorta di medicina e la sapiente alternanza tra tragedia e commedia della Grecia classica costituisce una delle caratteristiche fondanti della nostra civiltà, perennemente divisa tra la volontà di vedere rappresentati i propri affanni e il desiderio di ricondurli ad una sfera morale in cui la leggerezza regna sovrana e il riso trasfigura persino le peggiori disavventure in altrettanti moventi di redenzione.

Oltre alle consuete letture “di scopo” o a libri in grado di accompagnare i piccoli durante il loro percorso di crescita, leggere storie divertenti per bambini risulta un’attività pedagogica in quanto tale, dato che una solenne risata strappata ai nostri figli precede spesso una piccola riflessione sul movente che aveva originato il riso e che il divertimento è di per sé stesso educativo.

Prima di sciorinare una consueta mini-lista di storie divertenti per bambini, piuttosto apprezzate da critica e giovani lettori, vorrei come sempre soffermarmi un attimo su quelle sensazioni che originano in noi il senso del comico e su quali criteri devono guidare la scelta dei libri più appropriati per i nostri figli.

 

Da dove nasce il senso del comico?

Premesso che sul tema si è dibattuto per secoli e che tutti i maggiori pensatori della storia hanno voluto dire la loro, credo che la teoria più semplice ed immediata sul senso del comico sia quella formulata da Baudelaire e racchiusa nei suoi celebri Scritti sull’arte.

Secondo il poeta francese, l’umorismo non è altro che una sorta di piccola tragedia altrui, filtrata attraverso lo sguardo di colui che non si trova coinvolto in prima persona nella vicissitudine.

Mi spiego: a farci ridere sono generalmente alcune situazioni (o determinate caratteristiche antropologiche) che risultano comiche solo se osservate con l’occhio dello spettatore e che risulterebbero, invece, assolutamente spiacevoli se ci trovassimo al posto del soggetto che vive da protagonista la piccola peripezia.

Risata bambino

La tendenza a ridere di qualcuno che scivola sulla proverbiale buccia di banana, cade maldestramente dalla sedia, fa una gaffe in pubblico, fraintende il senso delle altrui parole, deriva dal fatto che quelle medesime vicende non stanno capitando a noi e che dunque noi, per pochi istanti, ci riteniamo “superiori” (da prendere assolutamente con le pinze) al malcapitato protagonista della situazione occorsa.

Nell’ironia è insita sempre una componente legata al confronto che porta la mente a procedere secondo uno schema che associa la situazione comica alla credenza che noi, al posto del malcapitato, saremmo stati più accorti e che non avremmo dunque potuto incappare in un errore tanto madornale.

Tutto questo è ovviamente limitato a inconvenienti di piccolissima entità e nessuno al mondo si sognerebbe ridere di una vera disgrazia altrui (un lutto, una separazione o un tracollo finanziario), perché qui l’empatia interviene in modo marcato e ci fa sentire, in qualità di essere umani, assolutamente solidali con la “vittima”, alla quale ci sentiamo spesso prossimi, quasi come se la disgrazia fosse occorsa a noi.

Se noi adulti viviamo l’umorismo della vita quotidiana attraverso il filtro delle relazioni sociali e tendiamo a trattenerci quando il nostro vicino cade maldestramente dalla sedia (ma dentro di noi, dopo aver constatato l’assenza di danni reali, ridiamo come sadiche iene), nei bambini il filtro della “convenienza” è del tutto assente, per cui, i più piccoli si stracciano le vesti dal ridere se ad un loro amico accade qualcosa di buffo, in barba ad ogni convenzione o regola di bon ton.

Bambini che ridono

Leggere storie divertenti ai bambini aiuta, da un lato, a sviluppare la componente umoristica nei piccoli in modo innocuo, dato che ridere delle disgrazie di un personaggio fittizio non offende nessuno, e , dall’altro, porta il piccolo a riflettere su valori universali con i quali finisce per immedesimarsi.

Dopo aver riso di gusto per le simpatiche disgrazie occorse al personaggio di un libro umoristico, il bambino tende infatti a sospettare che quel personaggio possa essere lui e tutti i bambini del mondo e accetta la componente autoironica che tende a caratterizzare l’infanzia, man mano che l’intelletto prende il sopravvento sulla sfera emotiva.

Per questa serie di ragioni, le storie divertenti per bambini portano in dote una componente didattica che esula dalla specifica trama della storia e che si esplica in quelle sane risate che risulteranno un giorno propedeutiche alla comprensione del sé e alla tolleranza verso il prossimo.

 

Come scegliere storie divertenti per bambini?

Una volta stabilito insindacabilmente che ridere fa bene allo spirito e che le storie divertenti per bambini rappresentano un valido mezzo per aiutare i piccoli ad affrontare meglio la loro crescita, resta da stabilire in direzione di quali libri specifici votarsi.

Ovviamente, la decisione finale spetta ai genitori, dato che nessuno conosce il bambino meglio di loro, ma esistono come sempre dei fattori universali da prendere in considerazione al momento dell’ingresso in libreria, fisica o virtuale.

L’umorismo porta in dote, infatti, tanto una componente razionale, quanto una sorta di slancio istintivo, ed è importante che entrambe le caratteristiche si adattino alla perfezione alle esigenze del bambino, onde evitare di leggergli storie in cui la componente comica è palesemente inaccessibile, oppure, vicende che lo avrebbero fatto ridere anni prima, ma che ora lo spiazzano e lo annoiano.

Un bambino molto piccolo, dai due ai tre anni, è infatti portato a ridere di situazioni in cui la comicità e meramente istintuale e non riuscirà mai ad afferrare il senso di una battuta o di una vicenda che implichi una consequenzialità troppo marcata, dato che, in corrispondenza della suddetta fascia anagrafica, l’ironia è del tutto assente a livello mentale.

Bambino risata

Solo intorno al quarto anno di età, il bambino inizia infatti a decostruire la realtà in chiave ironica (ironia vuol dire esattamente questo) e ad afferrare la basilare natura dei paradossi e di situazioni che risultano palesemente imbarazzanti per coloro che le stanno vivendo.

Un bimbo di due anni e mezzo, ad esempio, ride per una faccia buffa, per uno scivolone, per una filastrocca divertente, ma non riesce ad afferrare pienamente il senso di una situazione che può risultare imbarazzante solo agli occhi di coloro che ne comprendono pienamente il senso.

Risulta dunque importante che la scelta di storie divertenti per bambini tenga ben presenti le caratteristiche anagrafiche dei piccoli e che si accompagnino i pargoli in una sorta di viaggio umoristico che inizia con una buccia di banana e si conclude con un “nonsense” o con un’allusione.

Nonostante i bambini ridano, quasi per definizione, di tutto e di tutti, l’arte di farli ridere consapevolmente non è così semplice da imparare ed è necessario votarsi in direzione di letture che riescano proverbialmente a cogliere nel senso e a stimolare quella componente infantile, sia essa istinto o ragione, che si sviluppa gradualmente.

Per far ridere un bambino bisogna cioè rivolgersi apertamente alla sua testolina e solleticare quelle due componenti che tendono a prevalere a seconda delle esigenze anagrafiche.

Prima di comprare storie divertenti per bambini sulla scia dell’entusiasmo, accertatevi dunque che il libro che state per acquistare risulti realmente accessibile a vostro figlio, sotto il punto di vista dei contenuti e della forma.

Già, perché, oltre alle situazioni narrate, anche la tipologia di illustrazioni gioca un ruolo di primo piano sulla componente umoristica del libro ed impone, ad esempio, che un libro per bambini molto piccoli porti in dote una serie di raffigurazioni di per se stesse in grado di far ridere i giovani lettori.

Non trovandosi, come premesso, un bambino molto piccolo in grado di afferrare ironia e sarcasmo, le storie divertenti per bambini molto piccoli devono parlare alla sua componente umoristica in modo immediato, attraverso personaggi buffi e situazioni chiare, di modo che il pargolo riesca a divertirsi già dopo una prima occhiata lanciata al libro e prima della necessaria spiegazione.

Crescendo, le illustrazioni restano sicuramente rilevanti, ma non così vincolanti, dato che l’afferrare la consequenzialità degli eventi riesce a far ridere un bambino anche se i personaggi e le immagini non risultano particolarmente buffi di loro.

 

Storie divertenti per bambini, ecco alcuni esempi

Eccoci dunque arrivati alla fatidica “lista”, all’interno della quale inserirò titoli piuttosto noti e divisi per fascia anagrafica, con l’intento di cogliere quel minimo comun denominatore dell’umorismo che varia e si trasforma a seconda delle età

 

Oh-oh1) Oh Oh

Se si desidera far ridere di gusto i bambini, con i libri di Chris Haughton si va praticamente a colpo sicuro, dato che il particolarissimo stile dell’autore ha dato vita ad un universo iconografico popolato da figure bizzarre e particolarmente buffe.

Ricco di simpatici animaletti, espressioni onomatopeiche e situazioni semplici da comprendere, Oh oh è la divertente storia di un gufetto che precipita accidentalmente dal ramo sul quale si trovava appollaiato e inizia una simpatica odissea alla ricerca della sua mamma.

Aiutato da uno scoiattolo, totalmente all’oscuro delle reali fattezze di una “mamma gufo”, il piccolo gufetto riuscirà infine a ritrovare la madre ( dopo aver passato in rassegna altri potenziali candidati), la quale, per ringraziare lo scoiattolo, lo inviterà far merenda sul suo ramo.

Storia dal finale aperto nel pieno stile Haughton, Oh oh si conclude una nuova perdita di equilibrio da parte di gufetto e con una potenziale caduta che darebbe il via a nuove peregrinazioni e nuove ricerche.

Oh Oh libro

Priva di valenze didattiche marcate, Oh oh risulta divertente tanto per un bambino di 3 anni, che si divertirà nel vedere le cadute di gufetto e le gaffes dello scoiattolo, quanto per uno più grandicello, ben disposto a ridere del simpatico finale e dell’incapacità da parte del protagonista di afferrare il senso della piccola “lezione” e di rimanere immobile sul suo ramo.

Adatto a svariate esigenze ed egualmente divertente, Oh oh è sicuramente una delle migliori storie divertenti per bambini da leggere per passare un pomeriggio in allegria senza troppi sottointesi.

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Caccola2) Caccola

Nota opera di Alan Mets, Caccola ironizza apertamente su un fattore che sta generalmente poco a cuore ai bambini e mette in aperto ridicolo l’assenza di igiene e gli inconvenienti sociali che ne derivano.

Storia di un lercio maialino, rifiutato dalla sua innamorata (una pecora di nome Giulia), per via di caratteristiche organolettiche e visive generalmente molto poco gradite al Gentil Sesso, Caccola si snoda lungo una serie di vicende divertenti ed assolutamente improbabili, prima di giungere al catartico finale in cui il lurido protagonista dovrà fronteggiare un lupo pulitissimo e profumato.

La dicotomia finale tra sporco-buono contro pulito-cattivo regala un pizzico di redenzione ai bambini meno appassionati di bagnetti e bagnoschiuma, pur non rappresentando (sia chiaro) un invito al lordume, ma una semplice e gioiosa accettazione delle proprie caratteristiche.

Come tutte le opere di Alan Mets, Caccola si compone di un universo iconografico di matrice prettamente comica, dove tutto è buffo, maldestro e apertamente accentuato, di modo da chiarirle dall’inizio la natura caricaturale del racconto e le sue finalità ludiche.

caccola libro

Estremamente divertente, Caccola risulta un ottimo testo per bambini di 3 o 4 anni, alle prese con una trasfigurazione della realtà (e delle loro caratteristiche) palese e pienamente accessibile.

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Abbaia George3) Abbaia, George

Libro palesemente umoristico e rivolto ad un pubblico di bambini molto piccoli, Abbaia, George di Jules Feiffer traccia l’esilarante parabola di un cucciolo di cane che proprio non ne vuole sapere di abbaiare e che, ogni volta in cui apre la bocca, emette versi e suoni assolutamente non riconducibili alla sua natura canina.

Dopo una serie di peregrinazioni ed indagini senza esito, la mamma di George si decide di portarlo da veterinario, il quale scopre come i bizzarri suoni fossero frutto del fatto che il cagnolino aveva precedentemente ingerito altri animali, rigorosamente vivi e volenterosi di fare udire la loro voce.

In tutto questo, l’elemento umoristico è da rintracciarsi nell’evidente anomalia rappresentata da un cane che non abbaia e in una narrazione interamente protesa verso l’equivoco e il nonsense, dove l’elemento realistico è totalmente escluso.

Abbaia, George libro

Rapidamente diventato un classico per la primissima infanzia, Abbaia, George trova il suo punto di forza in una serie di illustrazioni palesemente umoristiche e facilmente accessibili anche a quei bambini di due anni o poco più che si approcciano al mondo della lettura per la prima volta.

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Fred amico immaginario4) Fred l’amico immaginario

Storia semplicissima con illustrazioni estremamente stilizzate, Fred l’amico immaginario è il frutto della collaborazione tra Eoin Colfers e Oliver Jeffers, il cui nome rimanda immediatamente a quei capolavori di umorismo per l’infanzia che sono Nei Guai e Chi trova un pinguino.

A differenza delle sopracitate opera a firma Jeffers, qui la narrazione è meno “incasinata” e molto meno densa di nessi causa-effetto, di modo da trasporre l’albo su un piano in cui tutto è divertimento, decisamente adatto anche a bambini di 3 o 4 che non avrebbero altrimenti compreso il sottile sarcasmo insito nelle opere del noto autore-illustratore.

La breve trama di Fred l’amico immaginario ruota infatti intorno ad una serie di gag che coinvolgono una sorta di fantasmino (Fred, appunto) che viene costantemente evocato dai bambini di tutto il mondo e costretto ad assumere le più disparate sembianze, a seconda delle necessità ludiche del momento.

Tutti chiedono di fare qualcosa a Fred, ma nessuno tiene davvero conto delle esigenze di un amico immaginario, fino a quando l’incontro con un bambino gentile stravolgerà la prospettiva e darà il la ad un vero rapporto paritario e biunivoco.

L’amicizia tra i due è destinata comunque ad entrare in crisi quando in scena compare una bambina reale che, legandosi a Sam, rende superflua la presenza di Fred, almeno in previsione dello spiazzante finale.

Fred l’amico immaginario

Benché il tema predominante dell’opera sia palesemente l’amicizia, il racconto merita di essere incluso nel novero delle migliori storie divertenti per bambini in virtù di una leggerezza che pervade interamente l’albo e di una serie di situazioni davvero esilaranti che coinvolgono il povero Fred, vittima designata del suo stesso status e della sua supposta non esistenza.

Pienamente adatto a bambini dai 3 anni su, Fred l’amico immaginario si presta a differenti chiavi di lettura umoristiche al variare dell’età dei giovani lettori, trovando la sua vis comica tanto nelle immagini, quanto in una serie di fraintendimenti adatti a stimolare l’intelletto dei bambini più grandicelli.

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Anche i lupi cattivi vogliono essere amati5) Anche i lupi cattivi vogliono essere amati

Simpatica satira su una tematica solitamente destinata ad un immaginario iconografico di tipo “horror”, Anche i lupi cattivi vogliono essere amati è una meta-storia in cui il lupo cattivo è perfettamente conscio della sua natura di personaggio letterario e, proprio per questo, invoca redenzione all’autrice del libro.

Dedicato a bambini piuttosto grandicelli (dai 5 anni in su), Anche i lupi cattivi vogliono essere amati si basa su una serie di situazioni grottesche che necessitano di alcune basi, a livello intellettuale e conoscitivo, per essere comprese, basando la propria ironia sulla decostruzione di un universo semantico e iconografico ormai dato per assodato.

Da non leggere dunque a bimbi troppo piccoli (non ci capirebbero granché), Anche i lupi cattivi vogliono essere amati rappresenta uno dei primi veri passi compiuti dai bimbi nel mondo della satira e della meta-satira che coinvolge i cliché dell’universo narrativi infantile.

Molto divertenti i passaggi in cui l’autrice tenta di riconvertire il lupo alla bontà, dato che per essere amati bisogna disporre di un animo mite, il libro trova il suo punto di forza proprio nella rappresentazione grottesca di un feroce animali che si copre di ridicolo pur di trovare l’auspicata redenzione nell’amore dei bimbi.

Anche i lupi cattivi vogliono essere amati

Il finale, tuttavia, riporterà rapidamente gli eventi allo status quo, dando dimostrazione di quanto non risulti possibile snaturare la natura altrui, nemmeno attraverso tutta la buona volontà del mondo.

Erroneamente confusa per una storia troppo difficile da comprendere per un pubblico di bimbi, Anche i lupi cattivi vogliono essere amati è in realtà una delle migliori storie divertenti per bambini degli ultimi anni, a patto che si riesca a guidare il piccolo nella lettura e nei vari significati dell’opera scritta da Christine Naumann-Villemin e da Annick Mason.

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Ma le principesse fanno le puzzette?6) Ma le principesse fanno le puzzette?

Altra variante sul tema della decostruzione dell’universo iconografico infantile, Ma le principesse fanno le puzzette? è un’opera divertentissima e amatissima, che accosta due immaginari di senso opposto con l’intento di far ridere e riflettere allo stesso tempo.

Storia di una diatriba scolastica sulla natura flatulenta di Cenerentola, il libro si apre con una bambina che chiede consiglio a suo papà, decisamente propenso a sostenere la teoria che prevede le principesse dedite alle puzzette e volenteroso di spiegare il perché alla sua incredula bimba.

Facendo ricorso al fantomatico “libro segreto delle principesse”, il papà riuscirà a convincere Laura della natura squisitamente umana delle sue eroine, mostrandone quel lato goliardico che appare talmente imbarazzante da definire l’ambito del comico in maniera immediata.

Al pari di Anche i lupi cattivi vogliono essere amati, anche Ma le principesse fanno le puzzette? è un albo adatto a bambini e bambine piuttosto grandicelli, perché mira marcatamente a smontare l’immaginario collettivo della primissima infanzia, grazie il ricorso all’ironia, per poi ricomporlo nel consueto finale redentorio.

Ma le principesse fanno le puzzette?

Opera davvero unica nel suo genere, Ma le principesse fanno le puzzette?  mostra una componente sarcastica destinata a far sorridere i piccoli lettori dei piccoli “difetti” squisitamente umani che possiedono le principesse e dell’idealizzazione assoluta e deumanizzante operata nel corso degli anni precedenti.

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Ricordando, come premesso, che un certo grado di divertimento è insito in tutta la letteratura per l’infanzia (o quasi), abbiamo oggi passato in rassegna, a titolo di esempio, alcune storie divertenti per bambini in cui l’umorismo rappresenta la parte predominante della narrazione e non l’artificio letterario utile alla trasmissione di qualche messaggio di natura didattica o didascalica.

Adatte a differenti età, le storie in questione riusciranno nell’intento di far ridere i bambini e di farli, di conseguenza, riflettere sul quel senso del comico che altro non è se non una piccola tragedia altrui filtrata con gli occhi dello spettatore e che, proprio per questo, risulta tanto innocua quanto educativa.

Per saperne di più, scarica il mio libro “La letteratura per l’infanzia”

Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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