Vorrei un tempo lento lento: il tempo visto dai bambini

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Senza scomodare la teoria della relatività e le varie dottrine psicologiche di tipo cognitivo, risulta evidente a chiunque come il tempo tenda ad estendersi, contrarsi, annodarsi su se stesso e attorcigliarsi in funzione del nostro vissuto.

Oltre ad essere la principale risorsa a disposizione dell’essere umano e il bene più prezioso da rimpiangere, una volta giunti alla in prossimità della sua naturale scadenza, il tempo è infatti l’elemento che meglio ci definisce come esseri umani.

La frenesia delle nostre corse per arrivare al lavoro, la stanchezza di una serata passata davanti al divano o le poche ore del nostro matrimonio sconvolgono i parametri della temporalità fisica e ci portano a cercare, contare e ricordare quei momenti che hanno definito la nostra interiorità e il nostro bagaglio emotivo.

Ma cos’è il tempo agli occhi di un bambino?

Non possedendo alcuna progettualità relativa al futuro, né un bagaglio di ricordi tanto pesante da definire la misura dei passato, il bambino vive quasi per intero ogni attimo della sua esistenza, diventando esso stesso il tempo presente.

Un bambino che gioca è un bambino che diventa, in quel dato istante, il gioco stesso; un bambino che piange è la sua stessa piccola sofferenza, perché i piccoli non riescono ad astrarsi da una dimensione temporale in cui l’adesso e il per sempre tendono a sfiorarsi fino quasi a coincidere.

Prima ancora che tramandare ai nostri figli una serie di nozioni, prima ancora di consolarli, prima ancora di educarli, il nostro compito, in qualità di genitori è quello di regalare tempo di qualità ai nostri figli, di lasciare che il tempo non scorra loro addosso e di costruire il tempo in funzione delle loro effettive necessità emotive.

tempo lento lento

Vorrei un tempo lento lento è un testo, estremamente poetico e metaforico, che prova proprio ad indagare il Tempo (con la “T” maiuscola) dalla prospettiva di un bambino, riempiendolo di tutti quegli aggettivi e di quelle qualità che trasformano le giornate dei più piccoli in una dimensione temporale inaccessibile agli adulti.

Vorrei un tempo lento lento prende per mano il bambino, invitandolo a riempire il suo tempo di qualità e di non quantità e invita, al tempo stesso, i genitori a rimodellare il proprio in funzione delle necessità dei loro piccoli, andando a limare quella componente “adulta” legata allo stress e alla fretta che dovrebbe essere completamente ignota ai bambini.

Se i bambini potessero scegliere come fruire del loro tempo liberamente e che senso conferire a tutti i minuti che scorrono al di là della loro effettiva consapevolezza, cercherebbero infatti di poter escludere dal novero delle loro giornate tutto ciò che rende il tempo proverbialmente “tiranno”, a discapito della possibilità di godere di istanti infiniti.

 

Vorrei un tempo lento lento, una giornata molto poco ordinaria

Vorrei un tempo lento lento, realizzato da Luigina del Gobbo e Sophie Fatus, è un libro originalissimo, narrato in prima persona da un bambino che indaga la dimensione temporale in base alla sua (limitata) percezione fisica e della sua (sconfinata) componente emotiva.

Il testo si apre con la richiesta dell’Io narrante di avere un tempo lento lento, fin dal primo mattino, per poter uscire dal suo metaforico guscio con la calma necessaria a godere quegli ultimi attimi di torpore.

Successivamente, il tempo del bambino diventa “attorno”, acquisendo quella componente spaziale che consente al piccolo di crescere grazie alle esperienze che lo circondano.

vorrei un tempo lento lento

Nel viaggio che conduce il bambino verso scuola, il tempo diventa lungo, di modo da poter consentire al piccolo di distrarsi inseguendo una farfalla incontrata durante il cammino.

Man mano che la giornata del bambino entra nel vivo, il suo tempo diventa dapprima allegro, per permettergli di giocare con i numeri e le lettere, per poi divenire “mio”, di modo da adattarsi alle esigenze ludiche del bambino.

Nel corso della lettura del testo, il tempo acquista sempre nuove qualità e significati, facendosi zitto per favorire la quiete interiore e l’introspezione, utile per poter creare nuovi mondi, vuoto per permettere il riposo, antico come quello di una fiaba e così via, lungo una serie di qualità che definiscono l’esigenza hic et nunc del bambino narratore.

Vorrei un tempo lento lento si conclude con il metaforico ritorno nel guscio dal quale tutto era partito e con il bambino che si trasforma nuovamente in un pulcino, per poi ricominciare la ciclicità temporale a seconda delle preferenze del piccolo lettore.

 

Tra i libri più poetici e dolci per bambini mai scritti, Vorrei un tempo lento lento è uno di quei testi da conservare e rileggere, magari poco alla volta, anche in età adulta, per ricordare a noi stessi e al nostro pulcino interiore gli effettivi bisogni di un’infanzia che non risulta ancora in grado di afferrare il concetto di tempo, ma che desidera dominarlo in funzione dei propri cambiamenti emotivi.

Dedicato all’ipotetica fascia d’età compresa tra i 4 e i 99 anni, Vorrei un tempo lento lento ricorda al bambino le sue priorità e insegna al genitore a prendersi cura di quel tempo che lascia il segno solo se relazionato davvero al nostro vissuto interiore.

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Vorrei un tempo lento lento. Ediz. a colori
  • Luigina Del Gobbo, Sophie Fatus
  • Lapis
  • Copertina rigida: 36 pagine
Maestra Sara
Sono blogger e mamma di due splendidi bambini, ho deciso di aprire questo blog per cercare di dare risposta agli infiniti quesiti che attanagliano la mente di grandi e piccini fin dalla notte dei tempi.
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